mercoledì 22 luglio 2020

Zuppetta del pescatore del mare Tirreno

Ricetta a cura di Marino Marchi chef patron del ristorante Il Veliero, un grande classico della ristorazione toscana, nei pressi del porto turistico "La Marina" di Scarlino in provincia di Grosseto nel cuore della Maremma Toscana, zona di terra e mare, di forte bellezza, laddove il verde e il turchese quasi si confondono.
Zuppetta di pesce senza lische
Dosi per 4 persone:
1 kg di cozze, 1 kg di vongole, 1 kg di polpo di scoglio, n.4 mazzancolle, n.4 scampi, n.4 calamari e n.4 seppie tutto di media grandezza, 8 fette di pane, 1 scalogno, 2 spicchi di aglio, 500 gr di pomodori datterini ben maturi, prezzemolo e basilico, 1 dl di olio extra vergine d'oliva, 1 peperoncino.
Mettete in una casseruola l’olio extra vergine d'oliva con uno spicchio d’aglio e lo scalogno tritato finemente, con il peperoncino, rosolate leggermente.
Unite le teste dei gamberoni, i tentacoli dei calamari, la testa del polpo tagliata a listelle e pomodorini tagliati a pezzetti, lasciate cuocere alcuni minuti, poi unite tutto il resto del pesce tagliato a pezzi regolari a seconda della specie utilizzata e lasciate finire di cuocere lentamente, infine aggiungere il prezzemolo e il basilico tagliato finemente.
Tostate le fette di pane in forno e aromatizzatele sfregandole con uno spicchio di aglio per accompagnare nel piatto la zuppetta di pesce.
Con la zuppetta del pescatore il matrimonio ideale è:
Toscana Igt Dogajolo Rosso, Carpineto winery
note degustazione d'archivio:
https://vinidiconfine.blogspot.com/2020/01/toscana-igt-dogajolo-rosso-17-carpineto.html

venerdì 17 luglio 2020

Enosophia a Sant'Elpidio a Mare, Grand Tour delle Marche by Tipicità

Dal 23 al 26 luglio, tappa nel Fermano per il Grand Tour delle Marche
Enosophia: in festa con l’Italia del vino e del genius loci
Sant'Elpidio a Mare
Un borgo medioevale adagiato su una panoramica terrazza naturale protesa sull’infinito: a oriente le spiagge del mare Adriatico, ad occidente i paesaggi incantati del Parco Nazionale dei Monti Sibillini e tutt’intorno, un’ondulata distesa di morbide colline che sembrano rincorrersi verso i quattro punti cardinali.
Questa è l’accattivante cartolina di Sant’Elpidio a Mare, set naturale per Enosophia, nuova tappa del Grand Tour delle Marche a cura di Tipicità ed ANCI in programma dal 23 al 26 luglio.
L’evento, voluto dall’Amministrazione Comunale di Sant’Elpidio a Mare (Fm), rappresenta un omaggio ad Andrea Bacci, genio rinascimentale autodefinitosi Andrea Baccius Philosophus, Medicus Elpidianus et Civis Romanus.
Infatti, questo illustre personaggio che ebbe i natali in questo operoso centro calzaturiero, fu un instancabile ed ecclettico esploratore del sapere: filosofo, medico e scrittore ma, soprattutto, estensore del primo vero trattato sul vino.
Tanti gli amici chiamati alla corte del Bacci per festeggiare insieme, un week end di incontri, di Italia autentica, di borghi in festa e di genuina convivialità, con percorsi del gusto guidati dalle vibrazioni aggreganti del nettare di Bacco.
Circolare, sostenibile, autentico e non replicabile, etico per natura, l’universo-vino si presta a tracciare, oggi più che mai, la giusta rotta anche per altri lidi.
Sarà Andreas Kipar, arcinoto architetto, a lanciare le suggestioni che guideranno gli ospiti nel week end di Enosophia, grazie alla partnership del Grand Tour delle Marche con Banca Mediolanum e Mediolanum Private Banking.
Sabato, la voce autorevole di Riccardo Cotarella darà il via ad un approfondimento tra innovazione e mondo biologico curato da Assoenologi Marche e Abruzzo, che avrà come culmine la degustazione professionale di vini senza solfiti in un ambiente del tutto inedito, ossia le Taverne di Contrada che caratterizzano il centro storico di Sant’Elpidio a Mare, con la consueta verve di Carlo Cambi, istrionico volto noto RAI.
Atteso anche il messaggio di un “vigneron” d’eccezione, l’arcinoto anchorman televisivo Bruno Vespa, anch'esso produttore di vino e, direttamente da “RAI 2 Decanter”, Tinto e la sua sottile ironia.
Anteprima giovedì 23 luglio con la presentazione del libro "Il boccone. Libro di ricette antiche e contadine" di Nadia Acerbi, per poi immergersi, venerdì 24, in un’originale cena eno-itinerante: ogni ristorante propone un piatto diverso, dall’antipasto al dessert, al quale viene abbinato il vino adeguato.
Così, passeggiando per il centro storico, ciascun avventore viene a comporsi il proprio personale menù.
Nella ricca giornata di sabato, nei locali del centro storico, ci sarà spazio anche per una “cena con Andrea Bacci” prima di gustarsi l’Enosophia Show, con tanti ospiti italiani ed internazionali stimolati dalla “voce” di Marco Ardemagni da RAI Caterpillar AM.
Nel giorno di chiusura, domenica, incontro scientifico dedicato al Bacci, dal titolo “Andrea Bacci: l'archeologia del vino", seguito da una degustazione di vini, con i vignaioli che ne illustreranno le caratteristiche e lo spettacolo dell’esilarante Piero Massimo Macchini dedicato alla dimensione rurale marchigiana.
Programma:
https://www.tipicitaexperience.it/fiere/48867-enosophia-le-giornate-del-bacci
Le attrattive della regione, i “santuari” del buon cibo, i luoghi del “saper fare” e le notizie del Grand Tour delle Marche su www.tipicitaexperience.it e sull’app ufficiale di Tipicità.

mercoledì 15 luglio 2020

Padellata di suri dell'Adriatico alla contadina

Piatto ricco di sapori, fatto con pesce povero e prodotti dell'orto.
Il suro o sugarello o pesce sauro è simile allo sgombro; è molto diffuso nei nostri mari ed è uno dei pesci azzurri meno conosciuti e apprezzati nonostante le interessantissime caratteristiche di sapore e versatilità d'impiego (ottimo cucinato arrosto, per sughi alla marinara, in guazzetto).
Come tutto il pesce azzurro, non può essere d'allevamento e va quindi consumato fresco di pescato; ciò non fa che renderne più evidenti i caratteri autentici e il sapore al contempo intenso e delicato.
Credo sia auspicabile oggi, rivalutare tipologie ittiche e sapori per troppo tempo dimenticati.
Gli ingredienti del mare: suri eviscerati.
Gli ingredienti dell'orto: patate, cipolle di Tropea, carote, olive verdi, pomodorini, prezzemolo, maggiorana secca, timo.
Aggiustare di sale e fare cuocere in olio extra vergine d'oliva a fuoco moderato in recipiente coperto per 15/20 minuti.
Vino abbinamento:
Falerio Doc

lunedì 6 luglio 2020

Senigallia Gourmet, Grand Tour delle Marche by Tipicità

Sabato 11 luglio il luogo simbolo del turismo marchigiano ospita la quarta tappa del Grand Tour delle Marche.
A Senigallia la Rotonda a Mare è gourmet.
Nella città di Uliassi e Cedroni, con Gioacchino Bonsignore del TG 5 e Alberto Lupini di Italia a Tavola, un tuffo tra i sapori e le suggestioni del cibo e dell’alta cucina.
Nell’estate della nuova convivialità, la capitale italiana del buon cibo, rilancia sul futuro con “Senigallia Città Gourmet”.
Sabato 11 luglio, presso la mitica Rotonda a Mare, un’intera giornata dedicata a celebrare cibo e cucina nella città rivierasca che vanta ben cinque stelle Michelin.
L’iniziativa è una tappa inedita del Grand Tour delle Marche, organizzato da Tipicità ed ANCI Marche con la partnership di Banca Mediolanum e Mediolanum Private Banking, voluta dall’Amministrazione comunale per valorizzare la vocazione gourmet di un centro conosciuto in tutto il mondo anche per la rinomata “spiaggia di velluto”.
Nella città che ospita il "tristellato" Mauro Uliassi, il “due stelle” Moreno Cedroni ed è sede del prestigioso Istituto Alberghiero Panzini, saranno protagonisti tanti personaggi del “gotha” tricolore dell’accoglienza e dell’ospitalità, a partire da Enrico Derflingher, presidente di Euro-Toques Italia ed Euro-Toques International, già chef della Regina Elisabetta II, e Rocco Cristiano Pozzulo, presidente della Federazione Italiana Cuochi, con opinionisti d’eccezione Gioacchino Bonsignore, Caporedattore del TG 5, e Alberto Lupini, direttore di Italia a Tavola.
In mattinata spazio al confronto, con un talk show che esplora idee e progetti per il futuro “buono” del Belpaese, ripartendo proprio da cibo ed ospitalità.
Nel pomeriggio, nella piazza antistante la Rotonda, scende in campo l’Accademia di Tipicità, con degustazioni d’autore sul tema “Adriatico, nutraceutica e gusto gourmet”, abbinate alle bollicine del Vigneto Marche selezionate dall’associazione Marchigianamente.
La manifestazione, che si atterrà in ogni caso a tutte le prescrizioni di sicurezza e di distanziamento previste dalle normative vigenti, rappresenta un’eccellente occasione per scoprire l’incantevole ed ondulato paesaggio collinare che cinge la città di Senigallia (An), mirabilmente immortalato dal genio di Mario Giacomelli.
Il celebre fotografo senigalliese è protagonista di una mostra che, a 20 anni dalla scomparsa, evidenzia il confronto con i suoi contemporanei, i compagni dell’associazione Misa e i grandi maestri della fotografia del Novecento.
Sul portale www.tipicitaexperience.it e sulla app ufficiale di Tipicità tutte le attrattive di Senigallia e del territorio marchigiano, con l’indicazione delle strutture che offrono proposte speciali a tema.
INFO:
0734.277893
segreteria@tipicita.it

mercoledì 1 luglio 2020

Rana pescatrice in potacchio

Il "potacchio" è l'intingolo marchigiano per eccellenza; deriva il suo nome dal francese “potage”.
E' una cottura rustica, casalinga, nata storicamente per gli animali da cortile, per il maiale, per l’agnello, adottata però dalle donne delle campagne marchigiane anche per il pesce quando ne avevano disponibilità, poichè era il tipo di cottura che conoscevano meglio.
È quindi per questo motivo che questo intingolo è entrato anche nella tradizione della cucina di mare.
Rosmarino, aglio e vino bianco sono la base del potacchio marchigiano; la costante è la cottura nel vino con tanto aglio e rosmarino, ma sono consentite personalizzazioni, come ad esempio aggiunta di pomodoro per dare colore o trito d'erbette aromatiche o olive.
Rana pescatrice (coda di rospo) in potacchio
Ingredienti per 4 persone:
1 chilogrammo di rana pescatrice, 1 bicchiere di vino bianco, 3 spicchi d'aglio, rosmarino, pomodoro (facoltativo), olio extra vergine d'oliva, sale e pepe.
Procedimento:
fare soffriggere gli spicchi d'aglio in padella con un po' di olio extra vergine d'oliva di fattoria, adagiare la coda di rospo compresa la testa, aggiungere pomodoro, rosmarino, sale e pepe quanto basta, sfumare col vino bianco, terminare la cottura a pentola coperta, tenendo presente che prolungarla troppo renderebbe la carne stopposa..
Vino abbinamento:
Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore Doc

venerdì 19 giugno 2020

La Piccola Pesca Costiera a San Benedetto del Tronto

Il 27 giugno l’area portuale di San Benedetto del Tronto ospita la terza tappa del Grand Tour delle Marche.
La Piccola Pesca Costiera fa spettacolo.
Corrado Piccinetti condurrà gli ospiti in un viaggio nelle “acque dei sapori”.
In programma anche un contributo speciale di Oscar Farinetti.
Nasse, retine e barchette, un patrimonio fondamentale della vita marinara, una storia antica e moderna, un fenomeno economico-sociale che include e traccia la rotta del “futuro buono”.
A San Benedetto del Tronto (AP) sabato 27 giugno 2020, La Piccola Pesca Costiera è la kermesse dedicata ad un'attività che caratterizza fortemente questo suggestivo centro balneare e peschereccio, conosciuto nel mondo come la “città delle palme”.
In programma esperienze immersive di PescaTurismo, trekking urbano-marinaro, passeggiate educative dedicate al mare ed alle attività connesse, ma anche menù a tema nei locali della città aderenti all’iniziativa.
La Piccola Pesca Costiera è un’iniziativa “Covid-free”, lontana dall’idea di inopportuni assembramenti, ma ideata con una logica “immersiva” che consente agli interessati di esplorare curiosità, tradizioni e percorsi, progettando il proprio itinerario “fisico” da realizzare non “in massa”, ma nel momento desiderato.
Il talk show “Piccola pesca, grande futuro”, programmato alle 11.00 al Mercato Ittico cittadino, accenderà i riflettori sulle tante connessioni che costituiscono questo autentico microcosmo.
Parteciperà il biologo marino Corrado Piccinetti insieme a tanti altri autorevoli interlocutori che potranno essere seguiti in modalità “live” sul portale della manifestazione www.lapiccolapesca.it
Perla della costa adriatica, blasonata mèta turistica e sede di una delle flotte pescherecce più importanti dell’intero Mediterraneo, San Benedetto del Tronto vanta una secolare tradizione nell’arte della piccola pesca costiera, troppo spesso bistrattata, ma densa di valori.
Infatti, questa tipologia peschereccia è tradizionalmente esercitata da chi ama il mare e da chi vive da generazioni proprio di pesca.
Uno stile di vita legato a doppio filo all’ecosistema marino con il quale condividere il destino.
statua del pescatore
Tappa inedita del Grand Tour delle Marche, proposto da Tipicità ed ANCI Marche, l’iniziativa è promossa dal Comune di San Benedetto del Tronto con la collaborazione del Centro di Educazione Ambientale “Ambiente e Mare” e di tante associazioni che alimentano questo mondo.
Inoltre, grazie alla rinnovata partnership tra il Grand Tour delle Marche, Banca Mediolanum e Mediolanum Private Banking, è in programma anche uno “speciale evento” con Oscar Farinetti.
Tutte le attrattive di San Benedetto del Tronto e del territorio marchigiano sono consultabili sulla piattaforma www.tipicitaexperience.it e sulla app ufficiale di Tipicità.
INFO:
0734.277893
segreteria@tipicita.it

mercoledì 17 giugno 2020

Stoccafisso all'anconetana

Lo stoccafisso (stockfish, pesce bastone) è il merluzzo nordico, pescato nei mari di Norvegia.
Si distingue dal baccalà per il metodo di conservazione: stoccafisso è essiccato, baccalà è sotto sale.
La città di Ancona è storicamente tra i principali consumatori di tale merluzzo essiccato norvegese, tant'è che lo stoccafisso all'anconetana è diventato nel corso degli anni non solo un piatto tipico marchigiano, ma il vero e proprio simbolo del capoluogo di regione; ottiene infatti la DeCo (denominazione comunale d'origine) nel 2015.
Per tutelare e promuovere le tradizioni legate a questo piatto, esiste dal 1997 l'Accademia dello Stoccafisso all'Anconetana, la quale ha messo a punto uno specifico disciplinare di produzione che norma nel dettaglio, lasciando altresì spazi interpretativi, la materia prima, la preparazione, il condimento, l'abbinamento.
In esso si afferma ad esempio che sia preferibile usare stoccafisso del tipo Ragno o Westre Ancona, si consiglia inoltre l'uso di canne stagionate sul fondo della teglia per evitare il contatto diretto, si lasciano ulteriori opzioni per ciò che concerne gli ingredienti, purchè non alterino il gusto.
Lo stoccafisso viene tradizionalmente gustato con le patate al forno, ma le varianti sono molteplici; può essere aggiunta salsa aromatizzata di pomodoro e/o altri ingredienti come ad esempio acciughe, capperi, olive.
Ingredienti per quattro persone
1 chilogrammo di stoccafisso pulito, 100 grammi di sedano e altrettanti di carote, 1 cipolla di media grandezza, 2 rametti di rosmarino, 20 grammi di acciughe, mezza testa d'aglio, 20 grammi di capperi dissalati, pomodori pendolini, 1 ettogrammo di olive nere, 1 chilogrammo di patate, 1/2 litro di olio extra vergine d'oliva, 1 litro di vino bianco secco preferibilmente Verdicchio, 1 litro di brodo di stoccafisso ricavato dalle sue lische.
Procedimento
Tagliare a grosse darne lo stoccafisso, adagiarlo nella teglia, cospargerlo con la metà di un trito di sedano, carota, cipolla, aglio, rosmarino, acciughe e capperi; aggiungere sale e olio.
Coprire totalmente lo stoccafisso con le patate tagliate a spicchi, condire con l'altra metà del trito, aggiungere pomodori pendolini tagliati a metà, olio, brodo, vino bianco, olive, sale.
Cuocere per circa due ore: 30 minuti sul gas a fuoco lento, 90 minuti in forno a 130°-140° C.
Vino abbinamento
Verdicchio Riserva Docg

venerdì 12 giugno 2020

Maccheroncini di Campofilone con sugo di rigaglie di pollo

Maccheroncini di Campofilone, non una semplice pasta alimentare, ma una chicca del made in Italy che troviamo presso la grande distribuzione e nelle gastronomie più selettive di Tokyo, Londra, New York.
I Maccheroncini di Campofilone, chiamati confidenzialmente "campofiloni", si distinguono con decisione dalle altre paste alimentari, per la sottigliezza della sfoglia, per il taglio finissimo, per il fatto di essere ottenuti con una quantità notevole di uova, che va da un minimo di 7 a un massimo di 10 per ogni chilo di farina.
Tali caratteristiche consentono un ridottissimo tempo di cottura in acqua bollente, pari ad uno/due minuti.
Maccheroncini di Campofilone conditi sulla spianatora
I Maccheroncini di Campofilone ottengono riconoscimento IGP (indicazione geografica protetta) nel 2013.
La norma disciplina nel dettaglio, produzione e materie prime, confezionamento ed etichettatura, delimitazione area geografica, controlli, legame con il territorio.
La zona di produzione della indicazione geografica protetta Maccheroncini di Campofilone è limitata al territorio amministrativo del comune di Campofilone in provincia di Fermo, nella regione Marche.
La valenza dei Maccheroncini di Campofilone sta nell'aver conservato immutata, nel corso degli anni, la tecnica di lavorazione, mantenendo inalterata la sua semplice e particolare composizione, il particolare tipo di essicazione, nonché nel fatto che si tratta di un prodotto che richiede, per la sua realizzazione, particolari doti di abilità ed esperienza, caratteristiche queste che ne fanno una pasta di qualità in termini di resa, di gusto, di leggerezza e di facilità di cottura.
La produzione artigianale di questa pasta è quindi l'espressione della tradizione popolare del borgo medioevale di Campofilone, tramandata di generazione in generazione.
sfoglina campofilonese al taglio
Una delle occasioni da non perdere per assaggiare tale specialità gastronomica, è la Sagra Nazionale dei Maccheroncini di Campofilone, la cui nascita risale al 1964; da allora si svolge ogni anno nella prima decade di Agosto.
In questa occasione di enorme valenza turistica, arrivano nella località posta al confine tra il Fermano e il Piceno, numerosi turisti e vengono servite decine di migliaia di porzioni di pasta.
promo video Campofilone:
Ricetta tradizionale
Maccheroncini di Campofilone
con sugo di rigaglie di pollo
Ingredienti per 4 persone
Per la sfoglia: 400 gr. di farina, 4 uova.
Per il ragù: 250 gr. di stomaci, fegati, cuori, creste e bargigli di pollo (in alternativa anatra, piccione, oca), 500 gr. di polpa di pomodoro, una piccola cipolla steccata con due o tre chiodi di garofano, alcune foglioline di origano secco, un dito d'olio extra vergine d'oliva, 1/2 bicchiere di vino bianco secco, 1/2 cucchiaio di ottimo lardo macinato, una cipolla piccola, una carota, una costola di sedano, sale, 50 gr. di formaggio pecorino dolce stagionato grattugiato o parmigiano.
Procedimento
Impastare la farina con le uova e manipolarla fino ad ottenere una massa consistente ed elastica, che va tirata in sfoglia sottile, arrotolata, tagliata sottilmente, larghezza di un paio di millimetri (il disciplinare Igp prevede larghezza compresa tra mm 0,80 e mm 1,20), allargata su un vassoio cosparso di semola o di farina.
Ridurre a brunoise il sedano, la carota, la cipolla piccola e soffriggerli in una casseruola, in un fondo di olio e lardo, insieme alla cipolla steccata e all'origano secco.
Aggiungere poi gli stomaci, i cuori, le creste, i bargigli tritati grossolanamente e rosolarli a fuoco vivace.
Appena rosolati si versa il vino e si fa evaporare; si aggiungono a questo punto i fegati, sminuzzati grossolanamente, che non devono cuocere troppo altrimenti si disfano.
Quando anche i fegati sono ben rosolati, si aggiunge la polpa di pomodoro diluita in un bicchiere d'acqua calda, si sala e si fa cuocere il ragù a fuoco dolce per un'ora e mezza, aggiungendo ancora acqua se il sugo dovesse restringersi troppo e aggiustando di sale nel finale.
Portare a bollore abbondante acqua salata e cuocere i "campofiloni", che vanno scolati appena tornano a galla.
Condirli con il ragù, che deve essere fluido in modo che la pasta, pur assorbendo il ragù, rimanga sugosa, non asciutta.
Spolverare abbondantemente di formaggio pecorino dolce stagionato grattugiato. 
I "campofiloni" si prestano magnificamente ad essere conditi anche con sughi di pesce.
sfogline e volontari Pro Loco Campofilone

lunedì 8 giugno 2020

Tradizione alimentare marchigiana

"Il contadino marchigiano è assai parco nel mangiare e lo è non solo per necessità, ma per abitudine; tanto che le famiglie coloniche che godono di un certo benessere, non si cibano più lautamente di quelle che sono strette dal bisogno.
Polenta di granoturco condita con formaggio, olio, lardo, cipolle, ricotta, pomodoro, ortaglie, legumi, pane di grano misto a granoturco, vino soltanto nelle epoche di maggior fatica, qualche volta carne di maiale salata: ecco il cibo ordinario del nostro contadino.
La carne di vitello, di agnello, di pollo, s'imbandisce soltanto nelle solennità e nei pranzi nuziali, in cui si danno porzioni così abbondanti che ciascun invitato si porta a casa una parte dei cibi".
Così l'inchiesta Jacini, nel 1877, individuava i tratti salienti del regime alimentare di buona parte della popolazione marchigiana.
"l'allesso": carne lessa di pollo, faraona
Tratti salienti che, tenuto conto delle differenze socio-economiche e geografiche di zone che hanno conosciuto nel tempo trasformazioni e fortune diverse, sono ancor oggi rintracciabili in abitudini alimentari improntate alla sobrietà.
La civiltà rurale, nei suoi aspetti anche pastorali e nel rapporto con le civiltà urbana e marinara, costituisce il cardine su cui si è sviluppata, soprattutto sulla base di risorse vegetali, la gastronomia regionale.
cicoria selvatica, aglio, olio, peperoncino
Vari tipi di verdure, ortaggi ed erbe di campo largamente diffuse nell'entroterra collinare a ridosso dell'Adriatico, hanno costituito una risorsa decisiva per intere generazioni, fino a trenta/quaranta anni fa; dalla cipolla, spesso companatico nei giorni più duri, alle verdure "strascinate" in padella, all'uso polivalente del finocchio selvatico, rimasto non a caso in molteplici ricette regionali classiche, la tavola marchigiana è sempre stata, non oso dire soprattutto vegetariana, ma certamente in piena sintonia con i princìpi fondanti della Dieta Mediterranea.
info Dieta Mediterranea:
Da parte sua, anche la cucina marinara, a causa del maggior contatto col mondo rurale determinato dalla prossimità tra costa ed entroterra, conserva memoria del baratto, frequente in passato con scambi di verdure, uova e lardo di maiale, contro pescato.
Diverse ricette tramandate, magari rivisitate oggi con gusto moderno, testimoniano il legame storico tra l'ambito agricolo e quello peschereccio: seppie con piselli, polpi con le bietole (li furbi co' l'abbiti), lenticchie di Castelluccio e gamberetti, pesci in porchetta o in potacchio, a seconda che si preferisca finocchio selvatico o rosmarino.
mazzancolle sgusciate, lardo, alloro, peperoncino, aglio, rosmarino, sfumate al brandy

mercoledì 3 giugno 2020

GustaPorto a Civitanova Marche, Tipicità Experience

Nelle Marche a giugno inizia il Grand Tour delle Marche.
Una “bandiera blu” starter del Grand Tour delle Marche 2020: Civitanova Marche, con GustaPorto, prima tappa dell’edizione “Dopo Covid”.
Ospiti: Mario Giordano e Corrado Piccinetti.
Il 6 e 7 giugno presso il porto peschereccio, la stagione si accende con lo spettacolo del mare.
Con GustaPorto, “salpa” da Civitanova Marche (Mc) il Grand Tour delle Marche, iniziativa di successo unica nel Belpaese sviluppata dall’organizzazione di Tipicità insieme ad ANCI (Associazione Nazionale dei Comuni Italiani) per realizzare uno storytelling del territorio marchigiano attraverso due suoi fondamentali attrattori: cibo e “making” artistico-manifatturiero.
Un coinvolgente percorso che da giugno a novembre esplora l’intera regione con “tappe” esperienziali: immergersi tra le ostriche dell’Adriatico, fare cappelli a mano, partecipare alla preparazione del Brodetto, cercare tartufi con tutta la famiglia, esplorare il Parco Nazionale dei Monti Sibillini guidati dai profumi di una salutare mela rosa, scoprire i 5.000 pezzi che compongono una fisarmonica, votare i migliori quadri fatti con i fiori, degustare le prelibatezze care al sommo poeta Giacomo Leopardi.
Con una grande novità: la piattaforma digitale e l’app di Tipicità Experience raccordano tutte le tappe del circuito, consentendo di iniziare l’esperienza prima di arrivare nella località prescelta, scoprendone tutte le opportunità offerte e costruendosi il proprio esclusivo viaggio su misura, con tutte le sicurezze Post Covid, naturalmente.
Per il secondo anno consecutivo collabora al progetto Banca Mediolanum, che apporterà interessanti contenuti che confluiranno nel già ricco palinsesto, fruibile anche in modalità “on line”.
Quest’anno il punto di partenza del Grand Tour delle Marche sarà Civitanova Marche, località balneare “bandiera blu” dove il 6 e 7 giugno si svolgerà GustaPorto, un’iniziativa che parla di mare in tutti i suoi diversi aspetti: pesca, gastronomia, turismo, tradizione, cultura e sostenibilità.
La formula che caratterizza questa edizione dell’evento, promosso dall’amministrazione comunale, è del tutto inedita ed adeguata alla situazione “speciale” che stiamo vivendo.
Tra le novità più attese, l’Agorà con Mario Giordano, fruibile in diretta on line, e l’asta digitale 2.0 con il biologo Corrado Piccinetti, che consentirà di aggiudicarsi anche da casa le migliori cassette di pescato stagionale “battute” dal Mercato Ittico.
Molto apprezzato il contest per i più giovani, che hanno realizzato disegni sul tema del mare e delle atmosfere portuali.
I migliori elaborati saranno animati da un pool di esperti per realizzare dei veri e propri “cartoon” di GustaPorto.
Di grande suggestione i “virtual tour” fruibili sul sito della manifestazione, con visite immersive sui luoghi più iconici della città affacciata sul mare, accompagnati da performance artistiche e culturali.
Fino al 14 giugno, speciali proposte di accoglienza con la GustaPorto Week nelle strutture ricettive aderenti, e Menù Gustaporto nei ristoranti e nei balneari del circuito.
Info programma GustaPorto:
www.gustaporto.it
Info Grand Tour delle Marche:
www.tipicitaexperience.it

mercoledì 27 maggio 2020

Formaggio pecorino delle Marche

Il "pecorino" è il formaggio più consumato del Piceno e del Fermano; un tempo prodotto in tutta la ex provincia di Ascoli Piceno dai contadini e dai pastori, oggi essenzialmente dai caseifici.
formaggio pecorino
made in
Monsampietro Morico (Fm)
La preparazione tradizionale prevede che il latte appena munto dalla pecora venga messo in un paiolo di rame e fatto arrivare, a fuoco lento, a circa 34-35°C.
Viene aggiunto il caglio naturale ed il latte coagula in venti/trenta minuti; la cagliata è poi rotta con le mani in tanti pezzetti.
Dopo alcuni minuti, la cagliata rotta viene raccolta con un colino e pressata nelle fascere per far sgrondare il siero acquoso.
Dopo la pressatura e il livellamento, il formaggio viene salato a secco con sale grosso marino (o in salamoia al 18-20% di sale) per 24 ore e rigirato frequentemente per consentire al sale di penetrare uniformemente.
Dopo questa fase, le forme sono ripulite dal sale, lavate con acqua tiepida, asciugate e messe a stagionare in un locale fresco e lievemente umido; le forme vengono rigirate ogni due o tre giorni per favorire la formazione della buccia.
Dopo una trentina di giorni, il pecorino detto "barzotto" (nè duro nè molle, con evidente estensione del termine al linguaggio scurrile) può essere consumato, anche se il periodo migliore è dopo almeno un paio di mesi d'affinamento.
Le forme vanno dagli 800 grammi ai 3 chilogrammi di peso a seconda della stagionatura che si intende effettuare.
Se il pecorino viene consumato dopo breve stagionatura, presenta crosta esterna sottile di colore giallo paglierino tenue o giallo cera, odore delicatamente acidulo che ricorda panna e latte, pasta abbastanza compatta di colore bianco porcellana, bianco panna o avorio con lieve occhiatura, gusto dolce/salato, fresco di latticello lievemente acidulo e finale di bocca amarognolo.
Dopo la maturazione, il pecorino ha crosta più consistente, rugosa, di colore dorato, pasta compatta di colore giallo paglierino intenso, di consistenza gessoso/friabile o granulosa, aroma di nocciola, fieno, sapore armonico ed equilibrato lievemente piccante con note di mandorla.
Il pecorino al massimo delle sue potenzialità è quello di alcuni mesi, con crosta di colore dorato, ocra, nocciola o rossiccio, colore della pasta giallo arancio con venature rossicce, lievemente grassa, consistenza granito/scaglioso, odore aromatico e potente, spesso di fungo e tartufo, sapore sapido e piccante, complesso, molto persistente.
Essendo consumato più spesso fresco che stagionato, non è molto facile reperire pecorini di alcuni mesi, un vero godimento per gli appassionati di questo formaggio dal gusto rude, ma autentico e schietto, un cibo povero ma nutriente, di facile conservabilità.
formaggio pecorino
made in
Montalto Marche (AP)
E' ovvio che dal punto di vista organolettico il miglior pecorino è quello fatto con latte crudo (sotto 40°C), non sottoposto a pastorizzazione (sopra 70°C), ma norme europee hanno introdotto regolamentazioni molto rigide sulla produzione e commercializzazione del pecorino artigianale, col rischio di far scomparire questo magnifico frutto dell'abilità dell'uomo.
Fortunatamente la Regione Marche ha negli anni scorsi introdotto disposizioni specifiche in deroga, a tutela di tale prodotto; ha dapprima individuato i prodotti tradizionali del latte e derivati da inserire nell'apposito elenco dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali (cacio in forma di limone, caciotta, caprino, formaggio di fossa, pecorino, pecorino in botte, raviggiolo, ricotta, slattato), successivamente sulla base della normativa vigente ha chiesto al Ministero delle Politiche Agricole deroghe alla normativa igienico/sanitaria, assicurando "uno stato soddisfacente di igiene e disinfezione dei materiali di contatto e dei locali in cui sono svolte le attività, per quanto attiene la necessità di preservare la flora specifica".
Inoltre la Regione ha stabilito il protocollo di lavorazione per mantenere il prodotto il più possibile vicino alla tradizione, cioè uso di latte ovino crudo di provenienza locale, di caglio naturale, di pentole di rame purchè conformi alle vigenti disposizioni sui materiali destinati a venire in contatto con alimenti, di utensili di legno stagionato e ben levigato purchè opportunamente detersi e sanificati.
Infine è consentita la maturazione e la stagionatura in locali non condizionati, purchè adibiti esclusivamente a tale uso, con pavimentazione non in terra battuta e la maturazione su assi di legno opportunamente deterse e sanificate.

giovedì 21 maggio 2020

Trippa di rana pescatrice al pomodoro

La trippa di rana pescatrice è un piatto marinaro tradizionale della regione Marche, oggi quasi introvabile al ristorante.
Ghiottissimo piatto di bordo, la trippa di rana pescatrice non veniva consumata subito dai pescatori, i quali preferivano trainarla per un paio di giorni, legata con uno spago all'imbarcazione, per migliorarne il sapore.
Oggi per poterla avere, è indispensabile prenotarla presso il pescivendolo di fiducia, per via delle norme che prevedono l'immediata eviscerazione del pescato.
Trippa di rana pescatrice al pomodoro
Ingredienti per quattro persone
6 ettogrammi di trippa di rana pescatrice, 1 cipolla, 3 spicchi d'aglio, 2 cucchiai di olio extra vergine d'oliva, 1 peperoncino, foglie di maggiorana in abbondanza, qualche foglia di basilico, 1 cucchiaio di conserva di pomodoro diluita in poca acqua tiepida oppure, per modernizzare, alcuni pomodorini freschi in alternativa alla conserva che è ingrediente spesso presente nelle ricette di bordo per la praticità d'uso.
Procedimento
Lavare accuratamente la trippa di rana pescatrice e lessarla in acqua salata per una decina di minuti, quindi sgocciolarla e tagliarla a listarelle.
Tritare cipolla e aglio, soffriggere con olio extra vergine d'oliva e peperoncino, poi aggiungere la trippa, il basilico, la maggiorana.
Fare insaporire per qualche minuto, quindi unire la conserva di pomodoro diluita in acqua tiepida e completare la cottura.
Vino abbinamento
Falerio Pecorino Doc Letix
Le Cantine di Figaro

sabato 16 maggio 2020

Ciauscolo e formaggio di latte ovino vaccino

Ciauscolo o ciavuscolo o ciabuscolo è un insaccato spalmabile ottenuto dalla macellazione di carni di maiale, tipico della tradizione contadina marchigiana.
Il formaggio misto di latte vaccino e ovino è un formaggio a pasta semicotta ottenuto da una miscela di latte ovino (80%) e vaccino (20%).
Ciauscolo
Ottiene il marchio Igp nel 2009.
La zona di produzione del Ciauscolo Igp interessa i comuni delle province di Ancona, Macerata, Fermo, Ascoli Piceno.
La definizione etimologica del nome deriverebbe da "ciabusculum" ossia piccolo pasto, piccolo cibo, spuntino consumato negli intervalli tra colazione, pranzo e cena.
Le carni di prima e seconda scelta prese da pancetta, costate e spalla, vengono aggiunte ad una consistente parte di grasso (50% circa) per mantenere il salume morbido, sono quindi conciate con sale, pepe e aromatizzate con finocchio, aglio o vino fatto cuocere; sono poi sminuzzate finemente e tritate, utilizzando trafile sempre più piccole, in modo da ottenere una pasta omogenea da insaccare nel budello naturale di maiale o in alternativa di bovino.
Il ciauscolo viene poi legato con spago di canapa e stagionato per almeno 21 giorni in luogo fresco e aerato.
Nella tradizione contadina, la stagionatura era preceduta da una fase di affumicatura vicino al camino.
Generalmente il ciauscolo viene consumato fresco, venti o trenta giorni dopo la preparazione.
Attualmente la tendenza di alcuni produttori è di rendere l'insaccato più magro, diminuendo la percentuale di grasso, senza però pregiudicare la caratteristica spalmabilità.
Formaggio misto di latte vaccino ovino
Ha colore bianco paglierino e sapore dolce, crosta sottile che assume colore giallo paglierino più o meno intenso con la maturazione.
Le forme hanno peso variabile dagli 800 ai 1500 grammi.
Il latte viene fatto coagulare ad una temperatura di circa 35°-38°C con impiego di caglio liquido o solido naturale, estratto dallo stomaco degli agnelli macellati.
Dopo la rottura della cagliata, la pasta viene pressata in fascere di legno; la salatura è manuale, generalmente a secco e la stagionatura dura circa 30-40 giorni in ambiente fresco e umido.
Questa tipologia può essere una valida alternativa al formaggio pecorino, rispetto al quale risulta meno saporito, ma con gusto più dolce e maggiore morbidezza.

venerdì 8 maggio 2020

Ciavarro di Ripatransone, zuppa di legumi e cereali, ricetta.

Ciavarro è una zuppa di legumi e cereali, tipica di Ripatransone (AP).
Ha somiglianze con le "Virtù" abruzzesi, in cui sono presenti accanto ai legumi e ai cereali, anche verdure fresche (bietole, cicoria, borragine, cuori di carciofo, cavolo, spinaci) e diversi tipi di pasta corta.
L'origine di Ciavarro e di Virtù è pressochè identica; nascono infatti come piatti primaverili poichè avevano la funzione di ripulire le dispense dai rimasugli invernali e far posto ai freschi prodotti estivi.
Ricetta Ciavarro
Ingredienti per 4 persone
50gr. di lenticchie, 50gr. di ceci, 50gr. di cicerchia, 50gr. di fagioli bianchi, 50gr. di fagioli borlotti, 50gr. di fava secca, 50gr. di granoturco, 50gr. di orzo perlato, 50gr. di farro o grano, 1/4 di bicchiere di olio extra vergine d'oliva, 1/2 chilo di polpa di pomodoro, peperoncino, una cipolla, tre spicchi d'aglio, sale.
Procedimento
Lasciare ammorbidire in acqua fredda i chicchi di granoturco (del tipo più arrotondato); dopo 12 ore di ammollo, scolarli e asciugarli nel forno, a calore moderato, per 15 minuti circa, quindi rimetterli a bagno per altre 12 ore.
Fare ammorbidire, sempre in acqua fredda, gli altri legumi e cereali (eccetto l'orzo perlato che va cotto senza ammollo) per almeno 12 ore, dopodichè scolarli e cuocerli in acqua salata, in tegami separati.
Soffriggere in olio d'oliva la cipolla e gli spicchi d'aglio tritati finemente, aggiungere la polpa di pomodoro e realizzare così un sugo che deve cuocere per 30/40 minuti.
Versare infine in un ampio tegame tutti i legumi e i cereali con un po' delle loro acque di cottura e il sugo di pomodoro; insaporire il tutto a fuoco moderato per 15/20 minuti, aggiustando eventualmente di sale, e servire la zuppa bollente in scodelle.
Vino abbinamento
Falerio Pecorino Doc
Cantina Damiani

domenica 3 maggio 2020

Pizza al formaggio, torta pasqualina, ricetta

La pizza al formaggio è una torta salata che fa parte della tradizione gastronomica di Marche e Umbria.
E' una preparazione tipica del periodo pasquale, per questo motivo è anche chiamata torta pasqualina.
Può essere gustata in accompagnamento a salumi o in alternativa al pane classico.
Ingredienti
gr.1000 di farina
n.8 uova
gr.170 lievito di birra
gr.350 formaggio pecorino a pezzi
gr.150 pecorino romano grattugiato
gr.200 parmigiano grattugiato
gr.150 burro
n.4 cucchiai di olio extra vergine d'oliva
q.b. sale e pepe
Procedimento
Sbattere le uova con la farina, aggiungere sale e pepe, aggiungere burro e olio, aggiungere tutto il formaggio grattugiato, aggiungere il lievito, aggiungere per ultimo il pecorino a pezzi, imburrare l'interno delle terrine e spolverare con farina, poi mettervi l'impasto a lievitare per almeno 1 ora, se non basta anche di più.
Cottura
30 minuti con forno a 200°C
10 minuti con forno a 250°C
Solo a questo punto, aprire il forno per controllare se la cottura è ultimata.
Se la cottura è ultimata, sfornare e far raffreddare nelle terrine, altrimenti proseguire controllando la cottura.
Se si utilizza uno stampo grande, è consigliabile aumentare i tempi per ottimizzare la cottura interna.