domenica 5 dicembre 2021

Editto proibitivo della pesca con le paranze in Adriatico, anni 1773-1774

"Fermo pesca" d'altri tempi, in Adriatico.
Prima di trattare dell'Editto proibitivo, occorre fare una premessa al fine d'inquadrare lo stato dell'arte della pesca in Adriatico in quel periodo storico.
Nel corso del XVII secolo alcuni pescatori provenzali fecero il loro ingresso in Adriatico introducendovi una tecnica di pesca già molto diffusa nel Tirreno, per la quale veniva usata una grossa rete a strascico trainata da una sola imbarcazione di grosse dimensioni, detta tartana.
Successivamente si sviluppò la pesca cosiddetta alla gaetana, ovvero del modo di pescare a coppia con due barche (paranze) che tiravano appaiate una lunga rete a strascico a maglie fitte.
La rete delle gaetane, pur simile a quella delle tartane, fu modificata per aumentarne il potenziale di cattura: oltre ad avere le maglie molto più strette rispetto a quella usata dalle tartane, aveva il sacco che si restringeva al fondo, in modo da intrappolarvi i pesci una volta entrati.
Nel corso del XVIII secolo la pesca a coppia si diffonde rapidamente lungo tutte le coste tirreniche e, successivamente, in Adriatico, incontrando spesso l’opposizione dei Governi che, con provvedimenti tesi a garantire la conservazione della risorsa ittica, intesero limitare i periodi di attività e imporre la dimensione minima delle maglie delle reti, al fine di garantire la continuità, nel tempo, della pesca.
In realtà, più che generati da una precoce sensibilità ambientale, tali provvedimenti restrittivi nei confronti della pesca alla gaetana furono l’effetto di una diffusa pressione esercitata da categorie sociali con interessi diversi: mercanti di aringhe, proprietari delle imbarcazioni grandi, pescatori costieri che esercitando una pesca tradizionale con mezzi e strumenti rudimentali traevano in questo modo il proprio sostentamento.
Andiamo ora a trattare delle vicende dell'Editto.
Emanazione dell’editto "Proibitivo della Pesca a due, ossia con le Paranze, nelle Spiagge dell’Adriatico", emanato dal tesoriere generale dello Stato Pontificio, Cardinal Guglielmo Pallotta, il 23 luglio 1773.
Con esso si proibiva di «pescare di conserva, ed a coppie, ossia con rete unita a due barche, dal giorno primo d’Aprile fino al dì 15 Settembre, intervallo di tempo in cui i pesci depongono le loro ova, o almeno s’avanzano a crescere in grandezza secondo la loro specie».
L’applicazione dell’editto fu però aspramente contestata da tutta la popolazione della costa interessata.
Alle petizioni e memorie dei diretti interessati, volte a dimostrare l’assoluta innocuità del sistema di pesca a paranza, si unirono anche le suppliche di autorevoli ecclesiastici.
Pertanto, malgrado il carattere talora aspro del confronto, l’esito finale fu la mediazione.
L’editto fu infatti dapprima sospeso e successivamente, nel 1774, revocato.
Nella memoria presentata per chiederne la sospensione, l’impianto accusatorio contenuto nell’editto viene puntualmente demolito con “dimostrazioni” finalizzate a provarne l’infondatezza, non prima però di aver fatto rilevare come «le piissime intenzioni», che avevano informato i princìpi contenuti nell’editto e che erano finalizzate al «conseguimento del pubblico bene», avessero invece finito per favorire interessi privati.
Con questa linea difensiva, dalla logica impeccabile, si vollero in definitiva portare alla luce le ragioni reali che avevano indotto all’emanazione dell’editto, le quali, pur motivate anche da «lodevoli» intenzioni finalizzate alla conservazione della risorsa ittica, celavano al contempo la difesa di interessi particolari.
L’editto, in definitiva, aveva finito per giovare ai «negozianti di aringhe» che vedevano sottrarsi quote di mercato sempre più consistenti dalla maggiore disponibilità di pesce fresco, favorendo anche coloro che ancora esercitavano la pesca con le vecchie tartane e tartanoni, mentre gettava nella disperazione l’intera popolazione costiera «che unicamente vive coll’esercizio di detta pescagione»
La vicenda è raccontata nel volume "di Sole in Sole" e ricavata da documenti A.S.F. (Archivio di Stato sezione di Fermo).
"Osservazioni di fatto e di ragione sulla proibizione delle paranze a coppie in mare Adriatico, per le comunità della provincia, dal fiume Tronto al Potenza.
Impedire per 6 mesi dal 1° aprile al 15 settembre l'uso delle paranze, è un divieto che piace ai negozianti di aringhe e di salumi, i quali odiano l'abbondanza di pesci freschi, perchè più agevolmente spacciano i salati.
Si sentono invece rovinate 2500 persone al Porto di Fermo (6000 circa in tutto il distretto), che di pesca vivono, con una ventina di coppie di questi legni leggerissimi provvisti di una sola vela.
Non si fabbricano più tartane; ce n'erano 24 ma gli utili non coprivano le spese di manutenzione (canapa, chiodaria, pegola, catrame ed altro, per circa 1000 scudi d'investimento, più del doppio del costo di due paranze).
Questa gente marinara non potendo digiunare per 6 mesi, finirebbe per rendersi maleficiosa, depredando aje e casali.
Inoltre dalla pesca traggono le loro elemosine ordini religiosi di frati e di paolotte, che per istituto aborriscono carni e latticini.
Il Pubblico Consiglio del Porto si riunisce nel febbraio 1774 al suono della campana e a voto segreto decide di essere dalla parte dei pescatori, mentre a Fermo commentano: "cum nautica turba genus sit hominum legibus indomitum pariter, ac rapacissimum (poiché l'equipaggio nautico è una razza umana a sè stante, risulta parimenti indomito e inosservante delle leggi)".
Questa cattiva reputazione della "nautica turba", merita una spiegazione, che introduco a latere della vicenda esposta da "di Sole in Sole".
Gli Statuta Firmanorum (normativa statutaria della città di Fermo), imponeva prescrizioni restrittive che lungamente condizionarono le attività produttive e commerciali legate alla pesca, causando spesso controversie tra le categorie interessate e le autorità di governo.
Ad esempio, si concentrava la vendita di tutto il pescato sulla piazza principale della città di Fermo, imponendo a tutti i pescatori, sudditi e forestieri, che esercitavano la pesca dal Tronto al Potenza, di commercializzare il prodotto esclusivamente nel luogo deputato.
Si prescriveva inoltre che tutto il pesce fresco, giunto nella città di Fermo, dovesse essere venduto al minuto dagli stessi pescatori e non da altri; per tradizione, che si manterrà sino al Settecento, ogni barca aveva il proprio "parzionevole" ovvero il pescivendolo incaricato di occuparsi della vendita del pescato di ogni imbarcazione.
Le norme restrittive e il regime daziario al quale la pesca, con i suoi mezzi e il suo prodotto veniva sottoposta, riflettono chiaramente la pretesa delle autorità cittadine di esercitare il totale controllo non solo sul prodotto della pesca, ma anche sui luoghi e le figure dello scambio, nel tentativo di contrastare ogni forma di commercio fraudolento e limitare l’evasione fiscale; ma proprio a causa di tali provvedimenti restrittivi e della connessa inefficiente attività di controllo, andò sviluppandosi il commercio di contrabbando, fatto cioè al di fuori del luogo deputato, che alimentò l'evasione fiscale.
Da qui la reputazione pessima della "nautica turba".
Il Pubblico Consiglio adotta la seguente risoluzione a favore dei pescatori.
Tutto l'avere dei pescatori sta in questa pesca con le paranze a due: qui è la loro vigna, qui il granaio e la biada e l'erario loro.
Con quella pagano i dazi.
Mancando quella, manca loro la biada, il grano, il vino e la maniera di corrisponder, anzi ad un tratto manca tutto, mancando l'arte ereditata dagli Avi quasi per patrimonio.
Il campo loro è il mare e poichè il Porto di Fermo è privo di territorio, agli abitanti suoi servono le acque invece di terre e di poderi, e frutta ad essi la sabbia sterile, la vela, il vento.
Duemila e cinquecento persone nello stesso Porto si mantengono con l'uso delle paranze unite e con il commercio del pesce che da quelle si raccoglie.
Altre sono impiegate nel navigare e regolare i legni, altre nel fabbricarli e ripararli, altre nei lavori delle reti, delle funi e di simili arnesi, altre nella vendita e trasporto dei pesci che girano per la Marca e per l'Umbria.
Se a tutte queste persone si toglie l'industria nella quale è nata, allevata e cresciuta, si toglie tutta la sostanza e la maniera di conservarsi.
Questa è dunque l'utilità di tanto popolo, dalle cui mani si strapperebbe l'arte ereditata dai propri Avi.

lunedì 22 novembre 2021

Olive Gregori oil tasting, Vinea Qualità Picena

Nell'ambito del progetto Piceno Open-Vinea Qualità Picena, promosso da Vinea Società Cooperativa Agricola e finanziato da Psr Marche 2014/2020 sottomisura 3.2.a. degustazione di oli extra vergine d'oliva dell'azienda "Olive Gregori" di Montalto Marche (AP).
La manifestazione si è svolta nei locali dell'Enoteca Regionale Marche ad Offida (AP), venerdì 19 novembre 2021.
"Oro verde, nicchie di mercato"
La famiglia Gregori ha terreni di proprietà destinati per circa sessanta anni a coltura cerealicola, vigneto, oliveto, frutteto.
Nel 2009 la famiglia decide di dare un'impronta moderna e territoriale all'attività agricola, destinando l'intera proprietà alla coltivazione dell'oliva Ascolana Tenera Dop, impiantando oltre 1000 olivi e realizzando un laboratorio di trasformazione dell’oliva Dop in salamoia di circa 400mq. di superficie, che ha consentito di chiudere in azienda la filiera produttiva dell’ascolana tenera.
Per tradizione nella salamoia viene aggiunto finocchio selvatico e sale nella concentrazione dell’8% per garantire la conservazione delle olive per oltre un anno.
Prima di essere consumate, possono essere dissalate immergendole in acqua fresca per un po' di tempo, a seconda del grado di salinità che si preferisce.
Nel 2016 l’azienda amplia i propri terreni olivati, arrivando a gestire 2000 piante dislocate nei comuni di: Rotella, Lapedona e Montalto delle Marche.
Dal 2017 l’azienda dispone di un frantoio proprio, dove vengono portate solo le migliori olive, che vengono frante ed estratte nella giornata stessa della raccolta.
L'autorizzazione da parte degli enti certificatori delle denominazioni d'origine protette, arriva nel 2014 ed è appunto a partire da questo anno che l'azienda ha potuto commercializzare oliva in salamoia e olio EVO monocultivar di ascolana tenera Dop.
Ricordiamo che l’ascolana tenera ha ottenuto il marchio Dop nel 2005, che deve sottostare ad un Disciplinare di Produzione che norma tutte le fasi, dalla coltivazione alla trasformazione alla commercializzazione, sottoposte a verifiche periodiche da parte dell'ASSAM (Agenzia Servizi Settore Agroalimentare Marche), ente certificatore designato dal Mipaaf.
Abbiamo testato tre oli extra vergine d'oliva, commercializzati in confezioni da 250 ml. o 500 ml. con prezzi compresi tra € 9 e € 35, reperibili sullo shop on line aziendale o in esercizi che si occupano di prodotti tipici come ad esempio Enoteca Regionale Marche ad Offida (Ap).
Monovarietale di Rosciola
La cultivar Rosciola è un'impollinatrice dell'Ascolana Tenera, è una varietà molto morbida che va raccolta precocemente già a metà settembre per evitare che si sfaldi andando così incontro ad ossidazioni.
Questo olio si dimostra intenso di profumi e sapori, oserei dire pungente; sviluppa gusti e profumi di tipo vegetale che ricordano la foglia di pomodoro, l'erba sfalciata, tende all'amaro e al piccante in deglutizione (a tale proposito ricordo che amaro e piccante sono caratteri distintivi della qualità).
Olio deciso.
Monovarietale di Lea
La varietà Lea è impollinatrice dell'Ascolana Tenera, è autoctona del Piceno, ma quasi scomparsa a causa della scarsa produttività e delle difficoltà di gestione della pianta.
La raccolta avviene nel mese di ottobre, quindi è leggermente ritardata rispetto a Rosciola e Ascolana Tenera.
Quest'olio ha un fruttato medio/intenso, sviluppa note di carciofo e mandorla, ha un impatto meno deciso sui recettori sensoriali, sia in fatto di profumi, che di amaro o di piccante in bocca.
Olio delicato.
Monovarietale di Ascolana Tenera
Quest'olio è ricco di polifenoli altamente degradabili a contatto con luce e ossigeno e per questo motivo viene imbottigliato in acciaio inossidabile, ha bassa acidità, aromi fruttati e vegetali che ricordano il pomodoro, la mandorla, il carciofo, l'erba sfalciata, ha un buon dosaggio di amaro e di piccante, tale da porlo a livello intermedio tra i due precedenti oli, perlomeno per ciò che concerne l'intensità.
Olio equilibrato.
Olive Gregori
Contrada Lugugnano 26, Montalto delle Marche (Ap)
+39 335 5430046
info@olivegregori.it
https://www.olivegregori.it/

mercoledì 10 novembre 2021

Appassimenti Aperti in Piazza 2021, Serrapetrona

Serrapetrona torna a celebrare la Vernaccia Nera.
Nelle domeniche del 14 e del 21 novembre appuntamento con “Appassimenti aperti_in piazza”.
Un evento organizzato dall’Istituto Marchigiano di Tutela Vini.
Serrapetrona 10 novembre 2021- Serrapetrona (Mc) torna a brindare con il suo prodotto principe, il vitigno autoctono Vernaccia Nera.
Dopo lo stop dello scorso anno dovuto alla pandemia, la storica manifestazione “Appassimenti aperti” riparte nelle domeniche del 14 e del 21 novembre, seppur con un’edizione diversa che si svolgerà in piazza e lungo le vie del borgo.
L’evento è organizzato dall'Istituto Marchigiano di Tutela Vini (Imt) nell’ambito del piano di promozione sostenuto dal Programma di Sviluppo rurale 2014 – 2020 (misura 3.2) della Regione Marche, in collaborazione con il Comune di Serrapetrona.
Un’edizione - dice Alberto Mazzoni, direttore di Imt – tutta incentrata sul gusto dei vini ottenuti dal vitigno autoctono Vernaccia Nera, vini che grazie ad un processo di produzione interamente concentrato in questa piccola zona del maceratese sono la massima espressione della tipicità. Si potranno degustare i due volti di questo vitigno: la Vernaccia di Serrapetrona Docg, versione spumantizzata con il suo metodo di lavorazione assolutamente unico che prevede tre fermentazioni, e il Serrapetrona Doc, vino fermo che con le sue sfumature speziate ben esprime la particolarità di questi vini”.
L’incantevole borgo marchigiano, incastonato sui Monti Azzurri, si riempirà dei profumi e dei sentori dei vini da Vernaccia nera.
In piazza saranno allestiti gli stand per le degustazioni per apprezzare le diverse qualità di questa perla della produzione marchigiana: saranno presenti le cantine Alberto Quacquarini, Fontezoppa, Colleluce, Terre di Serrapetrona, Podere sul Lago, Vitivinicola Serboni.
Eccellenza vitivinicola, gusto, tradizioni, cultura: queste due domeniche saranno l’occasione per vivere il meglio del territorio di Serrapetrona.
In piazza anche street food e le golosità gastronomiche a chilometro zero che meglio si sposano con i vini da Vernaccia Nera secca e dolce, dai salumi ai dolci della tradizione.
Lungo le vie del borgo si snoderà poi il mercatino dell’artigianato, con creazioni dal vivo dei maestri artigiani.
A rendere ancora più festosa l’atmosfera, ci saranno gruppi folk e artisti di strada.
Da non perdere, tra le proposte per conoscere il patrimonio culturale di Serrapetrona, la straordinaria mostra paleontologica “Fossili, il passato ritrovato”, appena inaugurata a Palazzo Claudi.
Per l’edizione di quest’anno della manifestazione non sono previste visite organizzate in cantina né navette per gli appassimenti.
È possibile contattare i singoli produttori per verificare eventuali orari d’apertura http://www.appassimentiaperti.it/le-cantine.html 
Appassimenti aperti_in piazza
Domenica 14 e domenica 21 novembre 2021 - Serrapetrona (Macerata)
Apertura stand: dalle ore 10 alle 19.
www.appassimentiaperti.it
info@appassimentiaperti.it
info@comune.serrapetrona.mc.it
tel: 0733.908321 (Comune di Serrapetrona)

domenica 7 novembre 2021

Le Vie di Bacco 2021, Ripatransone

Con l'autunno la città di Ripatransone (AP) torna ad essere percorsa sulle Vie di Bacco.
Prende il via dal 13 novembre e fino al 12 dicembre la storica iniziativa che celebra le eccellenze enogastronomiche ripane proposte dai ristoratori e dalle cantine vitivinicole del belvedere del Piceno.
La manifestazione, giunta alla sua 26ª edizione, vede per il 2021 la seguente proposta.
Ogni ristorante offre un menù degustazione con un costo che varia da € 25 a € 30, nel costo del menù è compresa una bottiglia di vino ogni due persone, a scelta tra le proposte base; inoltre una selezione di Vini Premium per degustare i migliori prodotti del territorio.
Scoprite i ristoranti e le aziende aderenti.
Ristoranti:
• Barone Rosso
• La Piazzetta - Hotel&Resort "i Calanchi"
• La Cascina dei Ciliegi
• La Contrada
• Lu Cuccelò
• Hotel Piceno Trattoria33
• Romano 1973
Cantine Vitivinicole:
• Cantina dei Colli Ripani
• Le Caniette
• Damiani
• La Fontursia
• Numa
• San Michele a Ripa
• Tenuta Cocci Grifoni
• Tenuta Santori
Novità 2021: nella serata di Sabato 11 dicembre i vini saranno serviti e presentati dai sommelier di Piceno Sommelier.
Maggiori dettagli sui menù:
Contatta i Ristoranti per prenotare:
Barone Rosso: 0735 9442 - 3408701971
La Piazzetta - Hotel&Resort "i Calanchi": 0735 90244
La Cascina dei Ciliegi: 0735 90606 - 3477301343
La Contrada: 0735 90552 - 3475134333
Lu Cuccelò: 0735 99766 - 3483815186
Hotel Piceno Trattoria33: 0735 9418 - 3773838800
Romano 1973: 0735 97132 - 3483386586
Info: viedibacco.comuneripatransone.com 🍷

sabato 30 ottobre 2021

Dolci fatti in casa, cornetti farciti low cost

Ricette dolci, semplici, veloci.
Fagottini da pucciare nel latte in prima colazione o secondo gusti.
Ingredienti:
- 1 uovo
- 50 g.lievito di birra
- 1 bicchiere di latte
- 2 hg. burro
- 4 cucchiai zucchero
- farina q.b.
Procedimento:
Sbattere l'uovo con lo zucchero.
Aggiungere il latte tiepido in cui è già stato sciolto il lievito, quindi il burro sciolto ma non caldo.
Aggiungere la farina per rendere il composto consistente e lavorabile manualmente, fino ad ottenere una massa compatta da stendere col mattarello; tagliarla a spicchi su cui mettere marmellata di frutta o cioccolato spalmabile alla nocciola.
Arrotolare gli spicchi verso l'interno curando di sigillare i bordi per evitare fuoruscite.
Attendere un paio d'ore di lievitazione e infornare a 180° fino a doratura.

martedì 19 ottobre 2021

Sibillini in Rosa 2021 celebra la Mela Rosa, Grand Tour delle Marche by Tipicità

Il 30 e 31 ottobre, tappa del Grand Tour delle Marche ai piedi dei Monti Sibillini.
La mela rosa è donna.
Al via la festa del frutto di montagna ancestrale.
Montedinove (AP)
panoramica
Ci sono tanti motivi per scegliere di fare una visita a Montedinove nell’ultimo week end di ottobre: il policromatico foliage dei boschi a ridosso del Parco Nazionale dei Monti Sibillini, un borgo delizioso che sembra uscito da un set televisivo, la cordialità della comunità locale che ti fa sentire cittadino temporaneo in un batter d’occhio.
Ma soprattutto c’è lei, antica e misteriosa: la “signora” mela rosa, indiscussa protagonista di Sibillini in Rosa, una manifestazione dedicata a questo prelibato frutto plurimillenario, giunta all’undicesima edizione, che si svolge nel fine settimana del 30 e 31 ottobre a Montedinove, appunto, in provincia di Ascoli Piceno, nell’estremo limite meridionale delle Marche.
Presso gli stand gastronomici allestiti all’interno del suggestivo centro storico sarà possibile assaggiare i piatti di stagione e le ricette tradizionali del territorio realizzate, non solo con la mela rosa, ma anche con gli altri doni del bosco e della campagna.
Il mercatino dei prodotti tipici, invece, è il regno dei frutti della terra e di autentiche specialità introvabili al di fuori di questo esclusivo territorio.
La festa sarà animata dalla rassegna “Sibillini in arte”, con performance di artisti di strada.
Sabato e domenica mattina sono in programma due importanti approfondimenti dedicati, il primo all’unicità della mela rosa ed alle sue incredibili proprietà, mentre l’altro alle aree interne d’Italia, veri e propri forzieri di vita salubre.
Il clou dell’evento è atteso per domenica pomeriggio, con gli sbandieratori ed i musici della storica Quintana di Ascoli Piceno e con un inedito cooking show proposto dall’Accademia di Tipicità, che vedrà protagonista Maria Vittoria Griffoni, “in arte” La Cheffa, estrosa cuoca e globetrotter particolarmente apprezzata per il suo stile di cucina natural da Jovanotti, al punto da volerla al suo fianco durante le tournée.
Con lei si esplorerà la versatilità della mela rosa in cucina, in un colloquio goloso, da donna a donna, che promette curiose sorprese.
Promossa dall’Amministrazione comunale del suggestivo borgo dell’Ascolano, Sibillini in Rosa è una tappa del Grand Tour delle Marche, il circuito di eventi di Tipicità ed ANCI Marche che, grazie alla partnership progettuale con Banca Mediolanum, è stato inserito su AWorld, l’app selezionata dalle Nazioni Unite a supporto della campagna contro il cambiamento climatico ActNow.
Stimolare comportamenti quotidiani che minimizzino l’impronta ambientale e sensibilizzino sugli aspetti sociali, utilizzando la bussola degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030 ONU: questa la mission dell’app, che dopo soli 10 mesi dal lancio ha già promosso, in tutto il mondo, oltre 3 milioni di azioni individuali virtuose.
Diventando membro del “Team Grand Tour delle Marche”, si partecipa alla challenge AWorld anche a Montedinove, scoprendo gli eventi e contribuendo al raggiungimento dell’obiettivo della sfida: 30.000 buone azioni entro il 14 novembre (diventa un membro del team).
Tutte le info sulla manifestazione su:
www.tipicitaexperience.it

lunedì 18 ottobre 2021

Sace a Vinitaly Special Edition per sostenere l’export del vino italiano

Nei primi sette mesi del 2021 le esportazioni italiane di vino hanno registrato un +14,5% rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso e un +10,7% rispetto ai primi sette mesi del 2019, per un valore che ha raggiunto i 4 miliardi di euro: lo afferma SACE (società assicurativo/finanziaria a partecipazione pubblica, specializzata nel sostegno alle imprese) nell'approfondimento "Un export da bere: segnali di ottimismo per i vini italiani all’estero", presentato in occasione del convegno "Vino e Spirits: le sfide di un’eccellenza italiana" al Vinitaly Special Edition 2021 organizzato da Veronafiere. 
Vinitaly Special Edition 2021 Veronafiere_Ennevifoto
Verona, 18 ottobre 2021. Il 2021 è un anno di ripartenza per il vino italiano, dopo un 2020 che, complice la pandemia, ha ridisegnato i consumi e soprattutto le modalità di acquisto e ha spinto verso scelte di vini più local, biologici, con un forte legame col territorio.
È quanto emerso dal convegno «Vino e Spirits: le sfide di un’eccellenza italiana. Il cambiamento strutturale delle imprese e dei consumi nello scenario post pandemico».
I dati dei primi sette mesi del 2021 fotografano una crescita significativa dell’export italiano di vino, nell’ordine del +14,5% su base tendenziale e del +10,7% sullo stesso periodo del 2019, per un valore che ha raggiunto i 4 miliardi di euro.
Gli Stati Uniti si confermano il primo mercato di destinazione, seguiti da Germania, Svizzera e Canada, mercati di riferimento per il vino italiano.
«La crescita robusta ci porta a confermare una strategia a due livelli per affrontare i mercati esteri e cogliere elementi di domanda più strutturale – analizza Alessandro Terzulli, Chief economist Sace -. Da un lato è indispensabile presidiare i mercati in crescita, come Stati Uniti e Germania e dall’altro è necessario indirizzare gli sforzi per affermarsi su aree con grande potenziale di crescita come i mercati cinese e giapponese, oppure spingendo su mercati di proporzioni più piccole, ma con una crescita rapida come Vietnam e alcuni Paesi del Nord Europa».
A livello di performance regionali, il Veneto trascina l’export di vini con un valore di 1,1 miliardi di euro fra gennaio e luglio 2021 (+12% su gennaio-luglio 2020), seguito dal Piemonte (572 milioni di euro di export, +22,3% tendenziale), dalla Toscana (536 milioni venduti oltre i confini italiani, per una crescita del 17,2% a confronto di gennaio-luglio 2020), dal Trentino-Alto Adige ed Emilia-Romagna.
Sono cambiate anche le modalità di acquisto da parte dei consumatori, con l’esplosione nel 2020 dell’e-commerce e la crescita della grande distribuzione organizzata, ma anche – rileva Enzo Risso, direttore scientifico di Ipsos - «con una spinta alla naturalezza, con attenzione in particolare al vino biologico e ai prodotti green».
Al convegno ha partecipato anche il presidente di Veronafiere, Maurizio Danese, che su Vinitaly Special Edition parla di una scommessa vinta. «La decisione è stata presa in una fase ancora di grande incertezza per il mondo fieristico, ma come Veronafiere volevamo essere vicini al mondo del vino con fatti concreti. È una bella edizione e la pandemia ha accelerato alcune dinamiche di un certo tipo, ma la scelta di aver orientato Vinitaly Special Edition verso un pubblico esclusivamente business è risultata vincente».
Oggi «le aziende devono affrontare nuove sfide e il salto da compiere è innanzitutto di tipo culturale, dal momento che il tessuto imprenditoriale è dato da realtà piccole e pmi familiari – è l’opinione di Oriana Romeo, Sector Specialist dell’Area studi di Mediobanca -. Le aziende vitivinicole che hanno ottenuto risultati migliori sui mercati internazionali sono, in realtà, quelle più organizzate e meglio strutturate sul piano dimensionale. Certo, in futuro il brand aziendale e quello territoriale saranno sempre più strumenti di tutela e di valorizzazione».
A livello di scelta all’acquisto, prosegue Risso, «il consumatore prima si orienta verso la denominazione che vuole acquistare e dopo si orienta sulle cantine, ma all’interno della denominazione individuata».
Sono intervenuti nella tavola rotonda sulle «Sfide, opportunità e soluzioni del settore», Riccardo Pasqua, ceo di Pasqua Vigneti; Elvio Bonollo, Distillerie Umberto Bonollo; Giovanni Mantovani, direttore generale di Veronafiere; Mario Bruni, direttore Mid Corporate Sace.
Proprio da Bruni sono arrivati i consigli alle imprese in questa fase delicata di ripartenza. «Il primo consiglio è l’innovazione, che resta fondamentale: ci sono un’infinità di nuovi canali per la vendita, abbiamo visto, e vanno presi in esame – afferma Bruni -. Il secondo suggerimento è l’integrazione della filiera: dobbiamo essere più forti, perché la competizione è a livello mondiale. I nostri prodotti devono competere a livello mondiale, con realtà che producono anche altri spirits. La terza azione su cui basare la ripartenza è l’export e la Sace è qui per sostenere le aziende nel loro percorso di internazionalizzazione».

mercoledì 13 ottobre 2021

Vite gigante a Pedaso

Nel comune di Pedaso (Fm) in regione Marche, possiamo trovare questa vite straordinaria in fatto di altezza: due piani di vite ultracentenaria alta circa dodici metri, con pergolato sul terrazzo.
Questa vite è l'unica rimasta nel paese.
Parecchi anni fa, quando ancora le costruzioni erano di altezza limitata, ogni casa aveva la sua vite; poi le questioni condominiali e urbanistiche prevalsero, determinando la perdita definitiva di un patrimonio naturale assolutamente originale.
Rimane questa memoria storica, legame culturale tra l'attività di pesca prevalente e l'agricoltura delle origini.
Pare che già nel 1903 questa vite avesse un'altezza pari al primo piano della casa.
Nessuno in paese è attualmente in grado di definirne esattamente l'età.
Quello che è certo, è che gode di ottima salute e produce uva da tavola, tipologia moscato, in quantità industriale.
In tema di viti giganti, pare che la vite più grande del mondo si trovi in Alto Adige, in provincia di Bolzano, nel comune di Tesimo, frazione Prissiano, a circa 600 metri sul livello del mare; si chiama Versoaln, misura 32 centimetri di diametro e ha circa 300 metri quadri di estensione.
Per ulteriori informazioni su Versoaln
https://www.wineshop.it/it/blog/qual-e-la-vite-piu-grande-al-mondo.html

giovedì 7 ottobre 2021

Life of Wine 2021, Roma

Decima edizione di Life of Wine.
Oltre 120 vecchie annate, oltre 200 grandi etichette, oltre 60 grandi cantine.
Domenica 10 ottobre 2021 Hotel Villa Pamphili, Roma.
Ore 10.30 - 13.30 per stampa, operatori e sommelier.
Ore 14.30 – 20 pubblico.
Domenica 10 ottobre si terrà l'attesissima X edizione di Life of Wine, evento vinicolo unico nel suo genere che porterà nella capitale un'attenta selezione di cantine italiane ed in assaggio alcune delle loro rare e preziose vecchie annate.
Da un'idea di Studio Umami e Roberta Perna Comunicazione Enogastronomica, agenzie di Firenze specializzate in comunicazione e organizzazione di manifestazioni enogastronomiche e con il prezioso supporto del giornalista Maurizio Valeriani impegnato a rafforzare la selezione delle aziende, Life of Wine si riconferma, con il suo format particolare, una manifestazione unica nel suo genere.
Come ogni anno, infatti, ogni cantina presente al banco di assaggio, porterà in degustazione, di almeno una etichetta tra le più rappresentative, l'annata in commercio ed almeno due vecchie annate.
Saranno oltre 60 le realtà presenti, oltre 120 le vecchie annate che si potranno assaggiare, ed oltre 200 i vini in degustazione, tra bollicine, bianchi, rosati e rossi.
Dal nord al sud del Bel Paese, passando anche per le isole, si potrà così conoscere nel calici non soltanto l'evoluzione del vino con il tempo, ma anche la storia delle cantine presenti.
Novità di quest'anno sarà la nuova location: ad ospitare infatti il X compleanno di Life of Wine sarà l'Hotel Villa Pamphili, storica struttura della Capitale nel verde del Parco di Villa Pamphili che aprirà le porte a produttori e pubblico nella nuova veste disegnata dai recenti lavori di restyling.
I numeri che hanno accompagnato negli anni l'evento, che ha visto la partecipazione di alcune tra le più note aziende italiane e la degustazione di spesso introvabili vecchie annate di grandi vini, testimoniano una crescita esponenziale in termini di partecipazione e qualità del pubblico: l’ultima edizione – svoltasi all'Hotel Radisson Blu di Roma il 18 ottobre 2020 – ha visto la presenza di oltre 50 cantine da tutta Italia, facendo registrare, nonostante le restrizioni causate dalla situazione sanitaria, più di 350 ingressi con oltre 150 operatori di settore e 70 rappresentanti della stampa specializzata.
Dalla settima edizione, invece, fino alla VIII, Life of Wine ha toccato numeri pari a 650 ingressi.
Orari
- I turno, dalle ore 10.30 alle ore 13.30: ingresso riservato a stampa, operatori e sommelier
- II turno, dalle ore 14.30 alle ore 17.00: apertura al pubblico (+ stampa e operatori)
- II turno, dalle ore 17.30 alle ore 20: apertura al pubblico (+ stampa e operatori).
L'organizzazione si adopererà per soddisfare tutti i protocolli richiesti per l'emergenza Covid-19.
Il costo d'ingresso – con possibilità di assaggio di tutti i vini presenti - è di 25 euro (ridotto 20 euro con tessera sommelier da presentare all'entrata), omaggio per operatori (una entrata ad esercizio), stampa, blogger ed influencer con richiesta di accredito.
L'accredito avrà validità soltanto una volta confermato via mail dall'organizzazione.
Per fare richiesta di accredito sarà possibile scrivere a Stampa per giornalisti, blogger ed influencer, o a Operatore per ristoratori.
Per maggiori dettagli sulla procedura accrediti: https://www.lifeofwine.it/accrediti/ 
Info e lista delle aziende presenti:
329.9293459 - 347.0613646 | info@studioumami.com
https://www.lifeofwine.it/vini-e-aziende-2021/

lunedì 4 ottobre 2021

Di Vino in Tavola Gusto Infinito, vini e sapori tra Fermano e Ascolano

Quindici le serate enogastronomiche tra Fermano e Ascolano.
Presentato il circuito dei vini e dei sapori promosso dalla Regione Marche.
Fare in modo che i produttori vengano conosciuti dai commercianti”, afferma Mirco Carloni.
Alla presenza Mirco Carloni, Vicepresidente ed Assessore all’agricoltura della Regione Marche, al ristorante Haus di San Benedetto del Tronto è stato ufficialmente presentato il circuito di serate enogastronomiche “Di Vino in Tavola-Gusto infinito” che, fino a novembre, promuove e valorizza 15 ristoranti del Fermano e del Piceno e ben 43 cantine marchigiane.
Il progetto, coordinato da Sergio Spinelli, mette in contatto diretto ristoranti e aziende vitivinicole, generando nuovi rapporti orizzontali tra due comparti che finora non hanno dialogato abbastanza.
L’iniziativa è parte integrante del più ampio programma dall’evocativo titolo “Marche, dalla vigna alla tavola”, nell’ambito del quale la Regione Marche ha approvato ben 21 progetti.
Si tratta di un piano di marketing territoriale che produrrà ricadute positive su tutto il territorio regionale, in quanto lo coinvolge capillarmente in tutte le sue sfaccettature.
Il fine perseguito è quello di promuovere i vini a denominazione d’origine in abbinamento ai prodotti agroalimentari a marchio ed ai locali di ristorazione che interpretano i sapori marchigiani.
L’obiettivo strategico è garantire alle Marche un ruolo più attivo e riconoscibile sia in Italia che all’estero, valorizzando le produzioni di qualità.
Nelle Marche vogliamo rilanciare i nostri produttori di vino attraverso i ristoranti, gli alberghi, i bar, le agenzie di viaggio e le agenzie di comunicazione”, ha affermato Mirco Carloni, aggiungendo: “Riteniamo che il modo migliore per aiutare le imprese agricole sia quello di promuovere il consumo dei prodotti marchigiani e di farli conoscere. Partendo dal progetto “Marche, dalla vigna alla tavola”, che comprende 341 eventi in tutta la regione, vogliamo fare in modo che i produttori vengano conosciuti dai commercianti e che ci sia una grande collaborazione”.
Il Vicepresidente Carloni ha poi anticipato che: “Da questa prima esperienza nasce un movimento che si chiama “enoturismo.” Dobbiamo essere bravi a far sapere che il nostro entroterra, così come la nostra costa, insieme aggiungeranno un'esperienza all’interno della proposta di vacanza di chi verrà nelle Marche per conoscere la nostra agricoltura e i nostri prodotti. Crediamo che l'enoturismo rappresenterà il futuro della nostra regione”.
Il programma, promosso con la collaborazione di Angelo Serri e della squadra di Tipicità, prevede anche speciali itinerari turistici per immergersi nelle comunità dove le nostre eccellenze vengono prodotte, per conoscere da vicino gli “autori” delle produzioni tipiche e di qualità.
Tutti i protagonisti del circuito “Di vino in Tavola” sul sito ufficiale:
www.gustoinfinito.it
post correlato:

venerdì 24 settembre 2021

Tipicità in Blu 2021, Ancona

Al via Tipicità in Blu, nella nuova dimensione phygital.
Cinque giorni di immersione nel blu, tra nautica, cantieristica, minicrociere, incontri con la scienza del mare, cultura delle comunità marinare, assaggi di Adriatico e di terra.
Mole Vanvitelliana
Al via ad Ancona, dal 29 settembre al 3 ottobre, l’ottava edizione di Tipicità in Blu, il festival dove il mare incontra le persone.
Tipicità in blu è cibo, nautica, pesca, sport, turismo e cultura. Ancona, la città a gomito protesa sul mare, si trasforma in un grande laboratorio da godere nel blu dipinto di blu.
Promossa dal Comune di Ancona e Fondo Mole Vanvitelliana in collaborazione con una nutrita squadra di partner, con la regia di Tipicità e la partnership di Banco Marchigiano, Tipicità in Blu coinvolge attivamente tutta la città ed i suoi luoghi iconici strettamente legati al mare e alle sue attività più caratteristiche, come la Mole Vanvitelliana e Marina Dorica, ma anche il centro, con l’organizzazione dei circuiti di locali che offrono speciali menù in blu ed aperiblu.
Tipicità in Blu 2021 è phygital, la nuova dimensione nella quale vivere le proposte del palinsesto in presenza fisica oppure attraverso la piattaforma www.tipicitainblu.it che, insieme ai canali social della manifestazione, consente di fruire dei contenuti in diretta o in streaming.
Un ricco e variegato “menù” che prevede giornate professionali.
E poi, il Festival.
Le giornate della blue economy, dal 29 settembre al 1° ottobre, esplorano la prospettiva blu in tutte le sue molteplici sfaccettature.
Focus su nautica e cantieristica, sicurezza della filiera ittica, sviluppo territoriale costiero, energie rinnovabili e sostenibilità, città portuali intelligenti, confronto con le esperienze di altri territori italiani ed esteri, con prestigiosi ospiti ed esperti internazionali.
Tanti i protagonisti: Flag Marche Centro ed i progetti europei CoastEnergy, Sushidrop, AdriaSmartFish e Prize Fish.
Tra i partecipanti attivi anche il Polo Tecnologico Alto Adriatico e Sealogy - Salone europeo della blue Economy, nell’ambito del progetto EcoMap.
Btob della nautica e della cantieristica, della produzione agroalimentare artigianale con CNA, insieme ad un focus sulla sicurezza alimentare nel dopo Covid con Confartigianato e una coda “speciale”, il 4 ottobre, a cura di ConfCommercio Marche Centrali sullo stato della ristorazione italiana.
Il Festival si dipana nel fine settimana del 2 e 3 ottobre, tra minicrociere sul Conero, assaggi di Adriatico e di terra, senza tralasciare il celebre Stoccafisso all’anconitana ed i vini marchigiani, con le proposte dell’Unione Regionali Cuochi e dell’Accademia di Tipicità.
Protagonisti i personaggi del mare, l'educazione divertente e gli incontri con la scienza vestita di blu, grazie ai contributi di IRBIM-CNR e degli Atenei di Ancona e Camerino.
Una mostra sui “vaporetti della pesca” ed uno show dal titolo “Magicamente plastica”, a cura di Corepla, animeranno il già ricco “fine settimana in blu”.
Narratori d’eccezione due voci note dei palinsesti nazionali con Tinto, da Radio Rai Decanter e La 7, che si alternerà nella conduzione a Marco Ardemagni, da Radio Rai Caterpillar AM.
Info e programma: https://www.tipicitainblu.it/

domenica 19 settembre 2021

Tumulti popolari per l'imbarco dei grani al Porto di Fermo, local history

Sollevazioni popolari in tema di grano a Porto di Fermo nello Stato Pontificio (oggi Porto San Giorgio, provincia di Fermo, regione Marche).
Lo Stato Pontificio esercitò il potere temporale per oltre un millennio dal 756 al 1870, terminando la sua esistenza con l'annessione al Regno d'Italia di 3 Legazioni.
Era costituito da 17 Delegazioni Apostoliche, successivamente riunite i 5 Legazioni suddivise in Governi Distrettuali.
Nelle Marche c'erano 6 Delegazioni (vedi foto).
In quel tempo Mons. Arcivescovo di Fermo era la massima autorità governativa della Delegazione di Fermo.
Al Porto di Fermo, l'attuale Porto San Giorgio, Mons. Arcivescovo godeva dei favori della nobiltà locale, ma aveva il disprezzo della plebe che viveva in miseria ed era tartassata da gabelle.
Cronaca dei tumulti del 1729 in materia di grano
Il 3 ottobre 1729 il Sig. Carlo Fantoni Ministro del Porto del Mons. Arcivescovo di Fermo, fece iniziare l'imbarco del grano spettante alla mensa arcivescovile, per trasportarlo alla spiaggia di Nettuno.
Questo imbarco fu impedito dal popolo tumultuante, con cui era Francesco Bronzi e Pietro Antonio suo figlio, i quali di forza tolsero tre quarti di grano ad un facchino per portarselo in casa e minacciarono detto facchino, nonchè S. Romagnoli avente funzione di misuratore.
Giorgio d'Antonio Tolentino di soprannome Pelo di Volpe, tirò due sassate a Paron G. Filippo Magistrelli che caricava la barca.
Il figlio di N. Titio alias Mucidito, tirò un sasso al misuratore e lo ingiuriò.
Il tumulto cresceva e a Carlo Fantoni responsabile dell'imbarco, convenne chiudere il magazzeno.
Mons. Vicario Generale avuto notizia dei tumulti, spedì al Porto il notaro criminale e cinque sbirri, ma l'imbarco fu parimenti impedito dal popolo tumultuante.
Fantoni ed altri si nascosero nella soffitta di una casa vicina, due degli sbirri furono bastonati e disarmati, il loro cane fu ucciso, i facchini obbligati a lasciare a terra i sacchi di grano, altri tre sbirri si ritirarono nella Chiesa del Crocefisso.
Intanto furono caricati due cannoni, che il giorno antecedente erano serviti per la Festa della Madonna, e furono puntati verso il magazzeno e verso la casa dove si era rifugiato l'Agente di Mons. Arcivescovo.
Nel frattempo gli sbirri uscirono dalla Chiesa disarmati, la barca fu completamente scaricata e il grano trasportato in altro magazzeno di proprietà del sig. Abate Maggiori.
Il giorno seguente furono sparate dalla Rocca due cannonate e fu fatta una fumata per dare segnale ad altre barche dentro mare di ritornare in terra.
Tra i più facinorosi nel corso dei tumulti: Quirico di Domenico Antonio Malatesta, N.N. Cinquina, che stava vicino al cannone con la miccia accesa, minacciando di spianare il magazzeno e di ammazzare Fantoni, un certo Quirico di Tommaso d'Aggirio che con un legno di barca bastono' uno degli sbirri, disarmo' dello schioppo un altro, gli ci diede delle botte e avrebbe voluto sparargli un'archibugiata, ma fu trattenuto dalla madre, aiutò con altri a caricare i cannoni, sparò le due cannonate e fece la fumata.
Altri facinorosi: Scimonella venditore di pesce con una sciabola in mano, Giorgio Tirittattola, Ciriaco del Priore, Nicola dello Schiavone, Nicola Magistrelli armato d'accetta, Mastro Egidio Ciabo' armato d'ascia, Mastro Francesco il fucinaro, Mastro Giulio calafato (riparatore di barche), Luca Ferrante cordaro, Angelo Antonio Secci marinaro, il Gobbo di Buca' e un certo Impiacciaguerra che aiutò a caricare due cannoni e si armo' di schioppo e sciabola.
Tutti segnalati nella lettera che Carlo Fantoni agente di Mons. Arcivescovo e incaricato dell'imbarco del grano, scrisse nel febbraio 1730, dopo che l'imbarco è stato ormai effettuato e l'ordine ristabilito da Milizie Pontificie e da Soldati Corsi.
Fonte della cronaca tumulti

sabato 11 settembre 2021

Marche dalla vigna alla tavola, RiConviviamo

Fino al 31 Dicembre 2021 a tavola con i vini e i cibi delle Marche: Ri-Conviviamo.
I ristoranti delle Marche e l'Ente Regione si uniscono per celebrare la qualità di vini e prodotti locali: un calendario di 15 appuntamenti conviviali volti a valorizzare l’intera filiera enogastronomica marchigiana.
Pesaro (10 settembre 2021) - Nella fase di ripartenza dell’economia italiana nasce il progetto “Marche: dalla vigna alla tavola”, voluto fortemente dalla Regione Marche con lo scopo di sostenere le imprese del settore enologico regionale di qualità con il coinvolgimento della ristorazione, il cui ruolo è stato rallentato, quando non completamente bloccato, dalla crisi pandemica.
Nel contesto di “Marche: dalla vigna alla tavola”, Ri-Conviviamo è il nome scelto da 15 ristoranti per augurare un ritorno alla convivialità tipica di questa regione accogliente.
Valorizzare la filiera e favorire la sua ripartenza: con questo obiettivo è stato pensato un calendario di serate di degustazione aperte al pubblico, durante le quali i ristoratori proporranno i vini di 35 cantine coinvolte e le migliori materie prime del territorio marchigiano, risaltandone l’eccellenza tramite i propri piatti e le etichette in abbinamento.
Ri-Conviviamo è quindi un invito alla ripartenza, ma anche e soprattutto un messaggio di fiducia nelle enormi potenzialità del territorio, basate proprio sul turismo e sull’ospitalità.
Si tratta di un’iniziativa realizzata con il contributo fattivo della Regione, a favore dei produttori e dei ristoratori marchigiani.
Di seguito la lista dei ristoranti, con le date in cui rispettivamente saranno realizzate le serate di degustazione, con l’elenco dei produttori vinicoli che partecipano all’iniziativa.
Ogni altra informazione è reperibile su:
facebook.com/marchedallavignaallatavola.riconviviamo
www.cuocicuoci.com
www.lamadia.com
www.festivaldellacucinaitaliana.it
I RISTORANTI
• Ristorante “Amabile” - Frontone (PU) > 16 Settembre 2021
• Ristorante “20-15” - Marotta di Mondolfo (PU) > 19 Settembre 2021
• Hotel-Ristorante “Alla Lanterna” - Fano (PU) > 22 Settembre 2021
• Ristorante “Due Cigni” - Montecosaro Scalo (MC) > 5 Ottobre 2021
• Ristorante “Il Cuciniere” - Fano (PU) > 14 Ottobre 2021
• Ristorante “Osteria L’Angolo Divino” - Urbino (PU) > 22 Ottobre 2021
• Ristorante “Gibas” - Pesaro (PU) > 10 Novembre 2021
• Ristorante “Da Tano” - Fano (PU) > 18 Novembre 2021
• Ristorante-Pizzeria “Il Portico” - Fano (PU) > 19 Novembre 2021
• Ristorante-Pizzeria “Da Farina” - Pesaro (PU) > 23 Novembre 2021
• Ristorante “Il Grottino” - Gabicce Monte (PU) > 25 Novembre 2021
• Ristorante “Amarantos” - Porto Recanati (MC) > 26 Novembre 2021
• Ristorante “Bagni da Federico” - San Benedetto del Tronto (AP) > Novembre
• Ristorante “Zasa” - San Benedetto del Tronto (AP) > Novembre
• Ristorante “Antico Furlo” - Acqualagna (PU) > 10 Dicembre 2021
LE CANTINE
Az. Agraria Guerrieri
Il Conventino Monteciccardo
Colonnara Soc. Coop. Agricola
Az. Agrobiologica San Giovanni
Cantine Moroder
Terre di San Ginesio
Santa Barbara
Luca Cimarelli Staffolo
Cantina Di Sante
Roberto Lucarelli
Bruscia
Fattoria Villa Ligi
Az. Agr. Mariotti Cesare
Terracruda
Fattoria Mancini
Selvagrossa
Az. Agr. Mencaroni Federico
Cantina Santi Giacomo e Filippo
Vigna della Cava
Il Gelsomoro
Cantina Mezzanotte
Az. Agr. Claudio Morelli
Soc. Agr. Ciù Ciù
Az. Agr. Mazzola
Fattoria San Lorenzo
Agri La Fonte
Piantate Lunghe
La Lepre e La Luna
Cantina Rovelli
La Torre del Nano
Podere sul Lago
Tenuta Ca’ Sciampagne
Serenelli
Cantina Colleminò
post correlato:

martedì 24 agosto 2021

Castel San Giorgio con Fermo contro Fermo, local history

Pillole di storia:
Porto San Giorgio e Fermo, tra '700 e '800
Nella prima metà dell'800 il Conte Alessandro Maggiori nel suo "Itinerario d'Italia", include Fermo e il Porto.
"Le strade corrono quasi radendo il mare, in vicinanza di fruttevoli colli, con luoghi più o meno piccoli, come Torre di Palma castello oggi mezzo diruto, ma tanto forte un tempo anche per arte, dove s'incomincia ad andar fra giardini d'agrumi d'ogni specie, al piede di pittoreschi greppi e soleggiate montagnole.
Ma Castel San Giorgio, che è Porto di Fermo, è luogo assai popolato, difeso già da un'antica, ora sguarnita, rocca, e nella sua miglior parte con molte civili case; tanto dritte ed ampie sono le strade, che si dicono stradoni.
Non manca di un buon teatro con disegno di Giuseppe Lucatelli, oggi splendidamente ornato d'un palazzo costruitovi da Ireneo Aleandri a richiesta di S.A. il Principe di Monfort.
Sette poi sono le sue chiese, in alcune serbando qualche buona tavola, e non trascureremo d'indicarle al colto forestiere".
Il Conte Maggiori è amante dell'arte, ma non tralascia di sottolineare come sia l'aria buona del sito a condurvi molti vicini, per diporto.
Prima di lui, all'inizio del secolo, lo aveva fatto il Curiale Sebastiano Catinelli che seguiva a Roma le cause del Porto: "Paese bello, ricco, nobile, grande, popolato da 3567 anime, senza contare quelle di campagna dove si estende la Parrocchia: con oltre 4000 anime, già alla fine del '700 è più grande di rispettabili terre, quali Civitanova e Sant'Elpidio a Mare".
Oltre le famiglie della "nobiltà" di Fermo, Recanati, Cingoli e Montalto, vi risiedono quelle "civili" che vivono in parte con le rendite dei beni, in parte con l'industria e il negozio.
C'è poi la "marinareccia" con in testa i Principali delle barche pescherecce: 19 paranze e 3 baracozzi.
Proprio il diritto della Città di Fermo di "collettare" queste paranze, è il motivo del contendere, vicenda successiva alla "Causa Firmana" sulle "gravezze" di sessant'anni prima; una ennesima gabella che va ad aggiungersi a quelle sul pescato, sulle carni di qualsiasi genere, sui salumi, sul vino, sulla concessione di siti sulla spiaggia.
I fondi sul mare sono stati dati in enfiteusi (diritto di godere di fondo altrui, con obbligo di apportarvi migliorìe e di corrispondere un canone annuo) a Luigi Salvadori Paleotti: dal fiume Tenna al fiume Lete (Ete), poi anche fino a San Biagio, a terza generazione.
Gli interessi della Città e del Porto non collimano.
La Città (Fermo) che riscuote i 135 scudi annui della concessione, non è favorevole a renderla perpetua: Fermo desidera la riunione con il Porto, mentre la comunità del Porto reclama territorio e spedisce a Roma il Priore Vincenzo Antonucci, affinchè davanti al Papa, alla Congregazione del Buon Governo e a qualunque Autorità ne sostenga le ragioni contro Fermo.
Bibliografia
Giocondo Rongoni
"di Sole in Sole"
al Porto di San Giorgio tra '700 e '800
Andrea Livi Editore

giovedì 5 agosto 2021

Tipicità e Archeologia a Monte Rinaldo, Grand Tour delle Marche

Domenica 8 agosto il Grand Tour delle Marche fa tappa nel Fermano.
Tipicità & Archeologia a Monte Rinaldo (Fm).
Cena speciale in onore di Giove, trekking archeologico e un fine settimana tra incanti storici e naturalistici.
spettacolo al Tempio
Non mancherà di certo l’effetto wow, nell’evento del Grand Tour delle Marche che promette agli ospiti l’ingresso nella macchina del tempo.
Siamo esattamente nella terra di mezzo tra le spiagge dell’Adriatico e il Parco Nazionale dei Monti Sibillini, con un panorama che abbraccia alte vette, morbide colline e riflessi marini di un azzurro intenso.
Nella piazza di Monte Rinaldo, domenica 8 agosto è in programma l’edizione 2021 della manifestazione “Tipicità & Archeologia”, con una serata davvero speciale dall’emblematico titolo “Al convivio di Giove”, una cena spettacolo curata dallo chef Gianmarco di Girolami, talentuoso alfiere ascolano in forza all’Accademia di Tipicità.
Un omaggio alla storia con un menù, appositamente studiato per l’occasione, che valorizza il “castrato”, un must della tradizione gastronomica del territorio.
La serata è accessibile su prenotazione (Turismarche: 334.8905153) e sarà gestita con tutte le attenzioni previste dalle vigenti normative anti-covid
Promosso dall’amministrazione comunale in collaborazione con le associazioni locali, l’evento si ispira all’incredibile tempio di epoca ellenistico-romana che compare all’improvviso alla vista del visitatore.
La manifestazione è un’ottima occasione per visitare l’area archeologica “La Cuma” che, oltre al tempietto dedicato a Giove, promette un vero viaggio a ritroso nel tempo
Dalle 10 alle 12 e dalle 16 alle 19, sarà possibile visitare gratuitamente l'area archeologica (previa prenotazione sul sito www.cumarcheologia.it)
L’iniziativa è sede di tappa del Grand Tour delle Marche, il circuito di eventi promosso da Tipicità ed ANCI con la collaborazione della Regione Marche e la partnership progettuale di Banca Mediolanum.
Arrivato al giro di boa, il programma 2021 del Grand Tour delle Marche proseguirà da settembre a dicembre con altri tredici appuntamenti
Tutte le informazioni su “Tipicità & Archeologia” e su Monte Rinaldo si possono reperire nella piattaforma www.tipicitaexperience.it con possibilità di organizzarsi la propria esperienza di visita e conoscere tipicità e curiosità locali.