lunedì 29 novembre 2010

Slow Wine 2011 fa tappa a Fermo


Dopo la presentazione ufficiale avvenuta in occasione del Salone del Gusto di Torino, la nuova Guida dei Vini Slow Food riceve anche in sede locale un'ulteriore spinta promozionale, a seguito di una serie di incontri e manifestazioni organizzate capillarmente dalle ramificazioni territoriali dell'Associazione, rivolte essenzialmente a chiarire gli aspetti di fondo e i criteri ispiratori della Guida.
All'interno dei locali messi a disposizione dal ristorante Enoteca Bar a Vino in Piazza del Popolo a Fermo, il responasabile Slow Food di zona Francesco Quercetti, invitato dalla Condotta del Fermano, ha esposto le linee guida dell'opera e guidato la degustazione di cinque vini marchigiani significativi in tal senso.
Piacevole intermezzo tra una degustazione e l'altra: stuzzichini, focacce, affettati locali e uno sfizioso primo piatto realizzato con riso Grumolo delle Abbadesse (presidio slow food della provincia di Padova), che l'oste-chef Peppe ha messo a punto da par suo.
Sostanzialmente, da quanto esposto dal relatore ai soci ed appassionati intervenuti, la Guida Slowine 2011 si propone non solo l'obiettivo di segnalare i vini, ma anche le aziende, la vita, il lavoro alla base del prodotto.
Tre le simbologie di merito previste per le aziende: la Chiocciola (filosofia produttiva), la Bottiglia (qualità della produzione generale), la Moneta (qualità-prezzo).
Tre le categorie di merito previste per i vini: Grande Vino (livello assoluto), Vino Quotidiano (qualità-prezzo), Vino Slow (tipicità, riconducibilità a vitigno e territorio).
Cinque i vini marchigiani degustati.
1) Verdicchio di Matelica Collestefano '09 dell'omonima azienda di Castelraimondo (MC) premiata con Chiocciola e Moneta. Il vino si presenta limpido cristallino, con sfumature verdoline; intenso all'olfatto e complesso di note floreali e fruttate di mela; al gusto è morbido; mineralità e freschezza entrano in simbiosi con alcoli e polialcoli, regalando un sorso armonico e piacevole. Premiato come Vino Quotidiano.
2) Offida Pecorino Podere Colle Vecchio '09 dell'azienda Cocci Grifoni di Ripatransone (AP); limpido, giallo paglierino scarico; intenso e abbastanza complesso all'analisi olfattiva; al gusto la spiccata acidità e la nota sapida viva, se da un lato sbilanciano gli equilibri verso le parti dure, dall'altro sono anche emblematici di un'interpretazione del vitigno in senso tradizionale e offrono al tempo stesso le giuste garanzie per un'evoluzione positiva futura di questo vino.
3) Verdicchio dei Castelli di Jesi cl. sup. S. Michele '08 dell'azienda Vallerosa Bonci di Cupramontana (AN); limpido verdolino scarico; verticalità olfattiva fatta di sensazioni minerali, note floreali di acacia e tipiche di anice; morbido al gusto; sapido e caldo con note di frutta matura. Premiato come Vino Slow.
4) Petronio '06 dell'azienda Quacquarini di Serrapetrona (MC); limpido, rosso granato concentrato, ma anche velato quasi come un Pinot Nero; ottenuto da uve Vernaccia Nera fatte appassire, al gusto è secco, morbido, elegante, tipicamente speziato. Premiato come Vino Slow.
5) Il Cupo '07 dell'azienda Esther Hauser di Staffolo (AN) premiata con la Bottiglia; magnifico Montepulciano frutto della combinazione di una molteplicità di "contaminazioni" apparentemente estranee le une alle altre: prodotto in una micro azienda di poco meno di due ettari; collocata nell'areale d'elezione del Verdicchio; guidata con maestria da una signora di origine elvetica...
Eppure il risultato è un vino affascinante; dal color rosso granato scuro, concentrato e impenetrabile; di grande intensità e complessità olfattiva, giocata su note di liquirizia, ciliegia sotto spirito, fiori appassiti e anche una leggera sfumatura di goudron; un bouquet variegato, ampio e tipico; al gusto si percepiscono sensazioni di frutta nera in confettura e cuoio, sostenute da bella acidità; un vino già da ora in grado di dare soddisfazioni papillari e di evolvere ancor più positivamente in futuro.

venerdì 19 novembre 2010

Il gusto: tra luci ed ombre.



Vele -80 x 120- acrilico su tela di Vincenzo Massari
L'incontro con il professor Sergio Labate, ricercatore in filosofia teoretica e docente aggregato presso l'Università di Macerata, s'inserisce nel programma d'iniziative stilato mensilmente dalla Condotta del Fermano di Slow Food e messo a disposizione dei soci.
Negli spazi ricavati all'interno della panetteria-pasticceria-ristorante "180°Gradi" (locale tipico nei pressi del centro storico di Fermo), il docente maceratese, introdotto dalla fiduciaria di condotta Meri Ruggeri, ha tenuto la sua "lectio magistralis" sul tema: "Il Gusto".
Partendo dall'equazione sapore=sapere, dove l'uno è al tempo stesso causa ed effetto dell'altro, l'analisi si è sviluppata in varie direzioni; sottolineando in particolare come il Gusto da fatto naturale, si connoti nel tempo come fatto culturale e come questa evoluzione abbia peraltro difficoltà a realizzarsi in modo compiuto, trovando ostacoli all'interno di un contesto economico-sociale che condiziona la vita e le scelte quotidiane.
Vengono di fatto a confrontarsi due modelli messi su piani contrapposti: da un lato il materialismo attualmente imperante del cibo fast food, dove il cibo è pura materia, per così dire "neutralizzata". Dall'altro un materialismo di diverso tipo, che è quello slow food, rappresentato dalle cose vive e per questo anche spirituale; dove gioia e conoscenza procedono di pari passo.
L'analisi punta a sottolineare come la valenza culturale che connota il concetto di Gusto, non sia prerogativa dell'animale, ma sia propriamente esclusiva dell'uomo, che solo può provare sentimenti e trasformarli in un tempo congruo in sensazioni.
In sostanza si può tranquillamente affermare che il Gusto non è qualcosa che abbiamo, ma è qualcosa che siamo
All'interno delle iniziative proposte dalla Condotta, quest'ultima di chiaro taglio filosofico, potrebbe etichettarsi come una fisiologica "pausa di riflessione". Quasi un tirare momentaneamente i remi in barca; per dedicarsi pacatamente alla valutazione dello stato dell'arte; per alimentare la presa di coscienza; per sensibilizzare sul tema in modo slow, soffermandosi sull'analisi profonda.
L'impegno intellettuale della serata è stato piacevolmente alleggerito dalla degustazione di due vini dell'azienda Colli di Serrapetrona.
1) Serrapetrona doc Collequanto '05, da uve Vernaccia nera con piccolo saldo di Merlot, affinato in acciaio; dal gusto morbido, con note floreali, di piccoli frutti rossi e sottobosco; abbinato a prodotti da forno.
2) Marche rosso igt Sommo '06, da uve Vernaccia nera fatte appassire e affinato in barrique; un vino dolce con poco più di 100 g/l di zuccheri residui; armonico, leggermente speziato e tipico, con sottofondo erbaceo e buona acidità; abbinato felicemente a piccola pasticceria artigianale con confettura di Mele Rosa dei Sibillini presidio Slow Food.

sabato 13 novembre 2010

Rosso Piceno Superiore Picus '07 di Poderi Capecci S. Savino

Blend di Montepulciano e Sangiovese specificato in etichetta come Superiore, in quanto prodotto in una ristretta zona della Doc Rosso Piceno, costituita dal territorio amministrativo di comuni localizzati nell’area sub-collinare compresa tra Ascoli Piceno e il mare Adriatico, delimitata a sud dalla via Salaria e a nord dal fiume Tesino.

All’esame visivo si presenta limpido, rosso rubino granato, consistente.
Stenta ad esprimersi in fase olfattiva; anche dopo una decina di minuti le sensazioni aromatiche non emergono più di tanto; resta comunque nella media, per intensità e complessità.
Al primo impatto prevalgono note di frutti rossi freschi; poi amarena e accenni leggeri di cuoio e tabacco.
Al gusto è secco, abbastanza caldo, di medio corpo.
Il tema di fondo è basato su note fruttate in via di maturazione, dove lampone, cuoio e spezie dolci procedono all’unisono; l’apporto di sostanze minerali pur presenti e un certo sottofondo erbaceo, tuttavia non spostano gli equilibri gustativi, che estratti glicerici e polialcoli indirizzano invece verso sensazioni morbide.
Dati questi caratteri, lo ritengo piuttosto versatile in fatto di abbinamenti; potendo adattarsi all’interno di un’ampia forbice che vada dai primi piatti di tradizione, al pollame e animali di corte, agli affettati e formaggi freschi o semistagionati, fino al baccalà.
Vino maturo con ulteriori margini evolutivi.

Rosso Piceno Sup. doc Picus '07; alcool 13,5%; circa € 10.
Az. Poderi Capecci S. Savino, c.da S. Maria in Carro 13; S. Savino di Ripatransone (AP); http://www.sansavino.com/

domenica 7 novembre 2010

Monferrato Dolcetto Nibio Terre Rosse '05 di Cascina degli Ulivi


Siamo nel basso Piemonte; ovvero nella porzione sud orientale della provincia di Alessandria, conosciuta come Novese.
L’azienda Cascina degli Ulivi si trova nel comprensorio comunale del capoluogo Novi Ligure. Qui Stefano Bellotti realizza vini impostati secondo i criteri dell’agricoltura biodinamica, utilizzando vitigni tipici della tradizione vinicola locale come Cortese, Barbera e Dolcetto.
Il Nibio Terre Rosse da uve Dolcetto, è stato prodotto all'interno della Doc Monferrato; che comprende l'intero territorio amministrativo di oltre cento comuni della provincia di Alessandria e di altrettanti della provincia di Asti.

Si presenta di color rosso rubino piuttosto scarico. La veste apparentemente dimessa è da subito il segno tangibile della volontà di assecondare il vitigno nella sua espressione naturale, evitando forzature di contenuto e d’immagine.
Il bouquet di profumi percepito all’esame olfattivo sembra un revival di sensazioni dimenticate; tipiche della casa colonica, tra zolle rimosse e odori animali; ma proprio per questo autentiche e non omologabili. Note di humus, sottobosco, carruba ed erbe officinali riportano in qualche modo alla terra, alla naturalità assoluta. Povero ma bello.
Al palato permane la continuità su questi temi, in coerenza gustolfattiva. Procede lineare senza troppi fronzoli, sostenuto da una nota sapida centrale e da una certa freschezza che giova alla bevibilità. Frutto inconfondibile di lavoro artigiano. valutazione 7,5/10.
Porta in etichetta il simbolo Triple A, con cui la Velier s.p.a. distribuisce i vini prodotti da viticoltori che rispettino un apposito decalogo e per questo possano fregiarsi della triplice A di Artigiano, Artista, Agricoltore.

Monferrato Dolcetto Nibio Terre Rosse '05; alcool: 14%; circa €10 .
Cascina Degli Ulivi Di Stefano Bellotti; S.da Mazzola, 14 Novi Ligure (AL). http://www.cascinadegliulivi.it/

lunedì 1 novembre 2010

Giusto, Pulito e Buono

- Campagna fiorita-50x70-acrilico su tela di Vincenzo Massari -


Credo che l’interesse crescente verso i vini naturali, intesi sia nella versione biologica che biodinamica, scaturisca dall’esigenza diffusa di vivere in modo diverso il rapporto con la natura e sia emblematico della sempre maggior attenzione verso i temi della tutela ambientale.
Cercare di produrre vino nel rispetto dei parametri di sostenibilità
(pur constatando oggettivamente l’attuale fase interlocutoria e di messa a punto normativa in materia Bio), non è semplicemente mettere sul mercato un bene di consumo, ma è anche la conclusione di un percorso; ovvero è la concretizzazione di un’aspirazione che va al di là del prodotto stesso e che tenta di coniugare aspetti pratici aziendali e aspetti ideali.
Avvicinarsi al mondo Bio senza tener conto di ciò, sarebbe riduttivo.
Già oggi molti produttori piuttosto che inseguire il mercato, appiattendosi sui gusti del momento, investono su di esso con proposte magari più impegnative, ma sicuramente stimolanti; rivolgendosi a tutti coloro che abbiano interesse non soltanto alla degustazione del vino, ma anche ad una lettura più approfondita che individui scelte, motivazioni, filosofia aziendale; ovvero gli elementi che rappresentino il valore aggiunto di quella attività. Ottenendo tra l’altro due ulteriori obiettivi: 1) aumentare le opzioni di scelta per l’utente consumatore 2) dare impulso alle dinamiche del settore, offrendo materia per analisi critiche e confronto d’opinioni.
L’impressione è che le produzioni alternative cerchino di ritagliarsi uno spazio all’interno del mercato, non avendo come unico totem il piacere o la gratificazione sensoriale; ma che invece perseguano come obiettivo non secondario, la sottolineatura di aspetti valoriali di fondo, considerati essenziali ed inscindibili dal prodotto finale.
Tutto ciò può essere sintetizzabile nello slogan di Slow Food "Buono, Pulito e Giusto"...cambiato nell’ordine dei fattori.